Dopo la Freedom e la Global Sumud Flotilla dirette in Palestina, nasce una nuova iniziativa dal basso per rompere l’embargo e prestare aiuto a Cuba. Si tratta del Nuestra America Convoy, una coalizione internazionale di individui e organizzazioni impegnate a fornire aiuti umanitari essenziali al popolo cubano.
Dopo il Venezuela, infatti, nelle mire del presidente statunitense Donald Trump è finita Cuba, verso cui è stato ulteriormente stretto il “bloqueo” fino a far scarseggiare carburanti ed energia.

Il Nuestra America Convoy, la nuova flotilla per aiutare Cuba

Dall’Italia due giorni fa è arrivata l’adesione dei portuali di Genova. Dopo essere saliti a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, gli attivisti del Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) parteciperanno al Nuestra América Convoy. L’annuncio è arrivato attraverso un video pubblicato sui social e contestualmente è stata avviata una raccolta fondi destinata all’acquisto di farmaci essenziali.
Il Convoy, spiegano gli organizzatori, intende sostenere il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano e denunciare le pressioni politiche ed economiche esercitate da Washington sull’isola.

Il convoglio internazionale dovrebbe raggiungere la capitale cubana il 21 marzo, con delegazioni che arriveranno via mare, terra e aria.
«Mentre l’aggressione degli Stati Uniti al Venezuela era motivata dal petrolio – osserva ai nostri microfoni Josè Nivoi del Calp – quella a Cuba è meramente una questione ideologica, perché il socialismo cubano ha mostrato, pur contraddizioni, di essere un’alternativa».
Come era accaduto con la Global Sumud Flotilla, intanto le autorità statunitensi stanno iniziando a costruire una narrazione, quella che vorrebbe il Nuestra America Convoy essere finanziato dalla Cina, per giustificare un possibile intervento.

ASCOLTA L’INTERVISTA A JOSÈ NIVOI:

Nel frattempo, diverse organizzazioni politiche e associative italiane hanno annunciato iniziative di solidarietà. La Rete dei Comunisti, insieme ai movimenti Cambiare Rotta e Osa, promuove una campagna di raccolta fondi denominata “Energia per la vita – Accendiamo la luce a Cuba”, finalizzata all’acquisto di pannelli solari per garantire elettricità a ospedali, scuole e spazi comunitari.
Le stesse organizzazioni hanno avviato anche una raccolta di farmaci e dispositivi medici che verranno portati sull’isola da una delegazione diretta all’Avana nelle prossime settimane.

A Bologna, in particolare, ci sono dei punti di raccolta di aiuti sia in zona universitaria sia presso il circolo Granma in Bolognina.
Il 20 marzo, inoltre, nella Sala Gialla del Dlf si terrà un’iniziativa solidale con Unai Muguruza, figlio di Fermin, e er Tempesta.
«Vogliamo ricordare anche l’internazionalismo sanitario cubano, ad esempio durante il Covid – ricorda ai nostri microfoni Giacomo Marchetti della Rete dei Comunisti – Attualmente ci sono 500 tra medici e personale sanitario che operano in Calabria e gli Stati Uniti stanno facendo pressioni sul governo italiano per cessare questa collaborazione».

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIACOMO MARCHETTI: