Da sempre il mondo dei videogiochi è stato connesso a quello del cinema e della televisione. Sono infatti diversi i prodotti videoludici basati su film e serie tv, ma negli ultimi anni si registra un ribaltamento di fronte, e sempre più titoli e franchise vengono portati sul grande e piccolo schermo, spesso sottoforma di live action. In questo articolo elencheremo gli esempi più eclatanti e analizzeremo il fenomeno.
Live Action di giochi: una storia che inizia da lontano
Di giochi, come i migliori casino senza autoesclusione in italia, ne esistono centinaia di migliaia, ma solo i franchise più famosi vengono selezionati per diventare film o serie tv. Seppure il fenomeno stia crescendo negli ultimi anni, il primo riadattamento risale al 1993, con il film dedicato a Super Mario Bros, anche se non fu accolto molto bene dalla critica, anche perché spesso risultavano prodotti di nicchia o a basso budget. Da metà degli anni 2010, invece, le major cinematografiche e televisive hanno cominciato ad investire su questa fetta di mercato, ed il cambio di tendenza si deve, molto probabilmente, a Detective Pikachu, il lungometraggio della Warner basato sul più celebre dei Pokémon. Solo dall’inizio del 2020 si ricordano, tra gli altri, i riadattamenti di Sonic the Hedgehog (con ben tre film ed un quarto in arrivo nel 2027); Uncharted; Five Nights at Freddies e, più recentemente, Minecraft e nuovamente Super Mario. Anche le serie TV hanno raccolto buoni frutti da questa sinergia, con Fallout, Halo e The Last of Us tra i titoli più discussi.
Perché live-action di giochi sono così in voga?
Per analizzare il successo delle live action ispirate ai videogiochi, bisogna prima parlare del genere stesso. Basti pensare che la Disney, negli ultimi 12 anni, ha prodotto ben diciotto remake dei suoi classici, da Cenerentola a Lilo e Stitch (uscito a maggio), passando per il Re Leone e la Sirenetta, non senza polemiche. Questo perché il progresso tecnlogico ha permesso di rendere ancora più realistici gli adattamenti “reali” di prodotti d’animazione.
Ma la ragione più plausibile, come sempre, si può trovare nell’opportunità di guadagno. In un mondo digitale sempre più saturo di contenuti e sempre più competitivo, l’idillio tra industria audiovisiva e ludica risulta vantaggioso per entrambe le parti: le prime acquistano le licenze di prodotti con una loro fanbase già costruita e fidelizzata, garantendosi una nuova fetta di pubblico. Lo stesso vale per le case di produzione dei videogames, che hanno la possibilità di espandere il proprio franchise e di dare nuova linfa a serie che, magari, erano già state concluse, o come nel caso di The Last Of Us, mantenere viva l’attenzione in attesa dell’eventuale uscita di un nuovo capitolo.







