Dai depositi aperti ai Carracci, da Carlo V al Settecento bolognese: i Musei nazionali dell’Emilia-Romagna guardano al 2030 con un programma che intreccia grandi mostre, restauri, nuovi allestimenti e una diversa idea di museo.
Al centro del progetto presentato dal direttore Luigi Gallo per il quadriennio 2027-2030 c’è una strategia più ampia di valorizzazione del patrimonio, che parte dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna e si estende alla rete dei musei statali dell’Emilia-Romagna: da Palazzo Milzetti all’Abbazia di Pomposa, dalla Fortezza di San Leo al Museo Archeologico Nazionale di Sarsina, fino al Museo nazionale etrusco “Pompeo Aria” e all’area archeologica di Kainua a Marzabotto.
Il primo elemento a emergere è la volontà di rendere visibile una parte più ampia delle collezioni. Il caso più emblematico sarà Palazzo Pepoli Campogrande, destinato a un completo riallestimento entro la fine del 2026 e, secondo il progetto, all’apertura al pubblico delle prestigiose sale affrescate oggi utilizzate come depositi. Un’operazione che cambia il rapporto tra museo e patrimonio conservato: non più soltanto ciò che il visitatore vede nelle sale, ma anche ciò che normalmente rimane dietro le quinte.
Musei nazionali 2027/2030: il programma
La Pinacoteca sarà il cuore della nuova stagione espositiva. Sei i grandi appuntamenti annunciati, dedicati ad alcuni dei momenti decisivi della storia artistica di Bologna attraverso le collezioni del museo e i prestiti. Si parte con “‘Cantami di questo tempo’: L’Ottocento nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna”, nella primavera del 2027, e “Fotografare il patrimonio: tesori dal Gabinetto fotografico”, tra gli ultimi mesi del 2027 e l’inizio del 2028. Nella primavera del 2028 sarà la volta di “Carlo V e Bologna capitale dell’Impero: 1528-1530”, mentre nell’autunno dello stesso anno il focus si sposterà sul Settecento con “Bologna nel Settecento: una capitale e la sua arte”. Tra la fine del 2029 e l’inizio del 2030 è invece previsto l’appuntamento dedicato ai Carracci, “I Carracci e la nascita della pittura moderna. Bologna laboratorio della pittura tra Cinquecento e Seicento”.
Questa prospettiva prende forma già nell’autunno del 2026 con “Il cielo in terra. San Francesco e Bologna tra Cinque e Seicento”, in programma dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. La mostra, curata da Luigi Gallo ed Elena Rossoni, riunisce opere della Pinacoteca e prestiti provenienti da importanti musei italiani e porta alla luce anche oltre trenta dipinti conservati nei depositi, sottoposti a pulitura e restauro.
Musei nazionali 2027/2030: i risultati del 2026
Mentre Bologna prepara questa nuova stagione, il 2026 ha già segnato alcuni risultati importanti per la rete regionale. A Marzabotto, il Museo nazionale etrusco “Pompeo Aria” ha riaperto l’8 giugno dopo un intervento da 800mila euro, con un allestimento rinnovato e più inclusivo. A Sarsina, il Museo Archeologico Nazionale è tornato integralmente visitabile dal 23 giugno, al termine di lavori da 1,5 milioni di euro che hanno interessato la sicurezza sismica, gli spazi, l’accessibilità e l’allestimento.
A Pomposa, nel giugno scorso, si sono conclusi i restauri degli affreschi delle navate laterali della chiesa di Santa Maria. A San Leo, invece, dal 31 luglio un nuovo progetto museografico ha introdotto una nuova identità visiva e un percorso di visita pensato anche per favorire l’accessibilità cognitiva.
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