La Commissione Europea compie il primo passo ufficiale per affrontare l’emergenza abitativa e il caro-casa che attanagliano diverse città del continente. Il commissario europeo per la Casa, Dan Jørgensen, insieme alla vicepresidente Teresa Ribera, ha presentato la bozza dell’Affordable Housing Act.
Il provvedimento punta a costruire un quadro comune europeo sulle locazioni turistiche, fornendo ai Comuni e alle Regioni la copertura legale necessaria per introdurre restrizioni e tetti nelle aree considerate sotto stress abitativo.

La stretta sugli affitti brevi turistici dell’Europa: l’Affordable Housing Act

Il criterio chiave introdotto dalla normativa si basa sulla cosiddetta “soglia 8”, un parametro unico stabilito per identificare i contesti critici. Le zone sotto pressione abitativa verranno definite come quelle in cui i prezzi di vendita degli immobili superano di almeno otto volte il reddito disponibile annuo pro capite. Quando il rapporto supera la soglia di 10, il livello viene considerato sufficientemente elevato da non richiedere analisi dello storico dei dieci anni precedenti. In presenza di questi valori, le amministrazioni locali avranno il potere di limitare le locazioni turistiche, proteggendosi al contempo da eventuali ricorsi basati sulle norme Ue sul mercato interno o sulla direttiva Servizi.

Tra le misure a disposizione dei sindaci e degli enti locali figurano la possibilità di fissare un tetto massimo ai giorni annuali di affitto breve, il blocco di nuove licenze nei quartieri saturi e un’attenzione particolare verso le seconde case, salvaguardando l’affitto occasionale della prima abitazione.
Il piano si completa con raccomandazioni per incrementare la disponibilità di alloggi a lungo termine tramite i “Housing Acceleration Plans”, volti ad accelerare gli investimenti nell’edilizia sociale, snellire le autorizzazioni e incentivare il recupero di immobili vuoti o uffici dismessi.

Nonostante l’Ue precisi che le scelte sulle politiche abitative rimangono di competenza nazionale e locale e che non vengono imposti obblighi diretti, il dossier ha scatenato immediate reazioni politiche. Il tema, centrale per il gruppo socialista e fondamentale per l’intesa sul secondo mandato di Ursula von der Leyen, trova compatti i partiti di centrodestra nell’opposizione al provvedimento. Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega accusano Bruxelles di voler comprimere il diritto di proprietà e invasione di campo, sostenendo che le norme rischiano di frenare gli investimenti e ridurre l’offerta complessiva

Nel fronte opposto, il Partito Democratico accoglie con favore la proposta, con l’eurodeputato Dario Nardella che annuncia battaglie in Parlamento europeo per rafforzare il regolamento contro le speculazioni immobiliari. Di avviso diverso il Movimento 5 Stelle, che giudica il testo deludente e teme che i limiti agli affitti turistici rimangano inefficaci se delegati interamente ai singoli Stati membri. Il dibattito al Parlamento europeo si preannuncia quindi acceso, mentre l’esecutivo comunitario rivendica la necessità di intervenire in un settore divenuto cruciale per la tenuta sociale delle città.

«L’Unione Europea ha messo nero su bianco una cosa che le città denunciano da anni, ovvero che la casa è una delle principali fonti di disuguaglianza sociale in tante città in Europa, e riconosce anche che dobbiamo tutelare l’uso residenziale degli alloggi e regolamentare gli affitti brevi – ha detto ai nostri microfoni la vice sindaca del Comune di Bologna Emily Clancy – Noi abbiamo bisogno che i criteri per definire le zone di stress abitativo siano un po’ più flessibili e che venga riconosciuto il ruolo centrale delle città, perché conosciamo le dinamiche dei nostri quartieri in prima persona. Un punto debole della proposta è che le restrizioni in queste aree sono volontarie, noi abbiamo bisogno di restrizioni obbligatorie e vincolanti per avere risultati ancora più tangibili».

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