Nonostante il perdurare delle estati a stipendio zero e delle notti passive, nonostante i rinnovi contrattuali che non riescono neppure a fare il solletico al galoppare dell’inflazione, nonostante la fuga di massa verso professioni che diano qualche garanzia in più in termini di qualità contrattuale, nonostante tutto… alcune centinaia di lavoratrici e lavoratori del sociale non si rassegnano a questa condanna permanente alla flessibilità e alla miseria cui amministrazioni pubbliche e politica li hanno costretti e sono scesi in piazza con le domande di sempre, per rivendicare un futuro, più che per sé stessi, per questo mestiere.
A tale proposito, ha avuto un buon riscontro lo sciopero nazionale indetto lo scorso martedì 13 maggio dal sindacato USB per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali. La nostra trasmissione ha raccolto testimonianze di colleghe e colleghi dalle piazze di Bologna, Torino, Ancona, dalla Sardegna. Le richieste sono sempre le stesse: l’uscita definitiva dalla logica di appalti che riducono diritti e stipendi al minimo, la condanna della sordità delle amministrazioni pubbliche e di alcune cooperative che, a fronte di un a dir poco timido adeguamento salariale previsto dall’ultimo contratto della categoria, versano lacrime di coccodrillo, riducendo, con scuse annesse, i monte ore dei lavoratori. Come dire, hai voluto qualche euro in più? E io ti tolgo ore di lavoro. Così, soprattutto l’estate, che per altri lavoratori significa vacanza, per molti lavoratori delle coop sociali significa miseria.
Sono le stesse istanze che ci hanno portato in studio gli educatori del recente bando del comune di Bologna sui servizi extrascolastici, bando che di fatto ha semplicemente riverniciato centri per adolescenti già presenti nei sei quartieri della città, con un nuovo termine, “Cresco”, e che i nostri ospiti hanno sarcasticamente storpiato, viste le conseguenze pratiche su chi ci lavora, in (de)Cresco. Ricordiamole qui di seguito queste criticità: riduzione delle settimane di apertura, trasformazione dell’educativa di strada in educativa di prossimità (con un notevole depotenziamento dell’efficacia dell’intervento), ore di programmazione insufficienti e via dicendo.
Oltre al nostro sostegno alle loro rivendicazioni, nella trasmissione di oggi abbiamo dato la parola a tutte queste colleghe e colleghi.







