Se il braccio di ferro attorno a Città 30 tra il ministro Matteo Salvini e il sindaco di Bologna Matteo Lepore sembra essersi un po’ sgonfiato, la destra bolognese non rinuncia a dare battaglia sul limite di velocità imposto dal Comune su molte strade cittadine. E nonostante il sondaggio condotto dalla Fondazione Innovazione Urbana i cui risultati sono stati presentati sei mesi fa, Lega e Fdi vogliono che i bolognesi possano esprimersi con un voto ad un referendum consultivo.
Una piccola vittoria, in questo senso, i detrattori di Città 30 lo hanno già ottenuto: nei giorni scorsi i garanti hanno dato il via libera al quesito referendario presentato. Ora però c’è lo scoglio delle 9mila firme da raccogliere, che sembra preoccupare i promotori della consultazione anche in vista dell’estate.
Il possibile referendum su Bologna Città 30 e la fiducia dei sostenitori del provvedimento
Per raggiungere l’obiettivo delle firme la destra ha chiesto anche di cambiare le regole sul lasso di tempo, 90 giorni, durante il quale è possibile raccoglierle. La destra chiede che l’estate alle porte, mesi in cui Bologna si svuota per le ferie, non venga conteggiata.
Una richiesta a cui il Pd ha risposto picche, sottolineando che quelle sono le regole e non si fanno eccezioni. La replica dei promotori, che suona come una sfida o una provocazione, è la richiesta di aiuto alla maggioranza per raccogliere le firme stesse, in modo che si possa veramente favorire la partecipazione democratica dei cittadini.
I sostenitori di Città 30, intanto, non si mostrano preoccupati. «Arrivati a questo punto non abbiamo paura di nulla – afferma ai nostri microfoni Sara Poluzzi, portavoce di Bologna 30 – È normale che ci siano delle consultazioni sui temi più cari alla città. Poi noi la pensiamo diversamente, perché pensiamo che la sicurezza stradale e la riduzione degli incidenti non debbano essere messi a voto». In ogni caso gli esponenti di Bologna 30 sono fiduciosi che i cittadini si siano resi conto che a diminuire è stata solo la velocità di picco e non la velocità media di percorrenza, quindi, se chiamati a votare, si esprimeranno per confermare il provvedimento.
Tutto questo dibattito avviene in un contesto in cui su molte strade passate a 30 km/h sembra che i limiti non vengano rispettati. Dopo le prime settimane di controlli e sanzioni, auto e moto sembrano tornate ad andare alla velocità precedente o comunque non procedere rispettando i limiti.
«Raccontiamo i fatti – osserva Poluzzi – I fatti sono che continuano ad essere fatti gli stessi controlli dal 16 gennaio e il numero di multe è lo stesso. Nel frattempo continuano le modifiche all’assetto stradale e continuano i dati positivi relativi alla riduzione dell’incidentalità. Io credo che queste misure vadano valutate nel lungo periodo, aldilà di quella che è la sensazione».
Per chi fosse in dubbio sull’effettivo rispetto dei limiti a Bologna, Poluzzi invita a frequentare altre città dove non ci sono i 30 km/h. «Io giro in bici per lavoro – continua la portavoce di Bologna 30 – e mi rendo conto che c’è molta differenza tra Bologna dove c’è il limite dei 30 e le persone viaggiano tra i 30 e i 40 o qualcosina in più e altre città dove si viaggia dai 50 ai 70». In altre parole, anche se non ci fosse un rispetto precisissimo dei limiti, di sicuro è aumentata l’attenzione alla sicurezza, in particolare degli utenti deboli della strada, come testimoniato dai dati sugli incidenti.
Non sarebbe la prima volta che Bologna viene chiamata alle urne per un referendum consultivo. L’ultimo in ordine di tempo è quello relativo ai finanziamenti alle scuole private, avvenuto nel giugno 2013. In quell’occasione l’Amministrazione perse la consultazione perché la maggioranza dei votanti chiese di cancellare i fondi comunali. Nonostante il risultato, però, il Consiglio comunale non ratificò la volontà espressa e i finanziamenti rimasero, addirittura aumentando negli anni successivi.
Il mancato rispetto del volere popolare fu legittimo, in quanto i referendum consultivi non hanno valore vincolante, ma il dato politico e lo strappo prodotto con una fetta di città rimasero per anni, almeno fino alle ultime elezioni comunali, quando Coalizione Civica, forza politica in cui militano molti dei referendari dell’epoca, entrò a far parte della maggioranza che vinse le elezioni.
ASCOLTA L’INTERVISTA A SARA POLUZZI:







