Nel Cpr di Torino dove la settimana scorsa si è tolto la vita Moussa Balde, il 23enne della Guinea rinchiuso dopo essere stato pestato a Ventimiglia, si sono registrate gravissime violazioni.
Lo scrivono i giuristi di Asgi, Legal Team Italia, Giuristi Democratici, Unione Camere Penali, Associazione Antigone, Associazione Diritti e Frontiere, Api e StraLi, che il prossimo 4 giugno scenderanno in piazza proprio a Torino in una manifestazione a cui hanno aderito anche una trentina di associazioni della società civile.

Violazioni nel Cpr di Torino, la protesta dei giuristi

È lunga la lista delle gravi violazioni segnalate dalle associazioni di giuristi all’interno del Cpr di Torino. Anzitutto la verifica dell’idoneità sanitaria al trattenimento viene fatta da medici interni alla struttura e non, come previsto dalla legge, da medici esterni afferenti alla Asl o alle strutture ospedaliere. «Come il caso di Moussa Balde dimostra con brutale evidenza – scrivono gli organizzatori – nessuna verifica di compatibilità psichica viene effettuata».

Al tempo stesso, il sostegno psichiatrico non è stato garantito dal marzo 2020 al febbraio 2021 e rimane comunque insufficiente e discontinuo. Vengono inoltre trattenute persone presunte minorenni, in aperto contrasto con la normativa vigente e, sebbene la legge non consenta l’isolamento dei trattenuti, la misura viene abitualmente e arbitrariamente utilizzata.
Durante l’isolamento, poi, i trattenuti vengono ristretti in celle pollaio, che ricevono luce solare per poche ore al giorno solo nel cortile, senza diritto di uscire né di usare un telefono.

Le celle di sicurezza nel seminterrato – denunciano ancora i giuristi – vengono utilizzate come luoghi di trattenimento non ufficiali, nemmeno dichiarati al Garante nazionale e scoperti casualmente da quest’ultimo in una visita nel 2019. In spregio al diritto alla libertà di comunicazione con l’esterno sancita per legge, i trattenuti vengono privati del telefono cellulare, così perdendo anche l’accesso ad internet, principale strumento di comunicazione e di informazione.
«I colloqui con i familiari e i conoscenti sono sospesi da oltre un anno e non è stato attivato alcun sistema di colloqui in videoconferenza», sottolinea la nota dei giuristi.

Infine, i trattenuti vengono costretti in moduli abitativi sovraffollati, con servizi igienici non separati dai luoghi di pernottamento e privi di porte non sono presenti mediatori culturali di lingue e Paesi rappresentati nel Cpr.
«Mancando le garanzie che sono invece previste per i detenuti all’interno delle carceri – osserva ai nostri microfoni Ornella Fiore di Asgi – è anche difficile intervenire a tutela di queste persone». Persone, ricorda la giurista, che non sono recluse sulla base di reati, ma in uno stato di detenzione amministrativa, che è pur sempre detenzione.
Ad aggravare il quadro, «il tema della competenza a decidere in materia di libertà personale ai giudici di pace, che tale competenza non hanno in alcun altro ambito». Per i giuristi, invece, a decidere dovrebbero essere i magistrati del tribunale.

A fronte di queste gravi violazioni, la manifestazione del 4 giugno chiederà che siano immediatamente chiuse le strutture illegali di detenzione, come i cosiddetti ospedaletti e le camere di sicurezza nei sotterranei; vengano ripristinate le condizioni di legalità del trattenimento e, in particolare, il diritto di comunicazione anche telefonica con il proprio telefono cellulare e la ripresa dei colloqui con i familiari; particolare attenzione venga posta alla salute dei trattenuti, anche attraverso il previo esame da parte di medici dell’Asl sulla idoneità al trattenimento, e che venga garantita la presenza di psichiatri e psicologi, sia al momento dell’ingresso, sia nel corso del trattenimento; in caso di incapacità a rispettare gli standard minimi sopra illustrati, venga disposta la chiusura della struttura.

«Chiediamo anche un incontro urgente con il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e con il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, per documentare i più gravi episodi verificatisi negli ultimi mesi all’interno della struttura, culminati nel suicidio di Moussa Balde», conclude Fiore.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ORNELLA FIORE: