La cooperativa sociale Eta Beta, che dà lavoro a persone in stato di fragilità, con la collaborazione dell’Università di Bologna, Zero Waste e Pretty Soc. Coop. ha presentato Eta 20, la nuova mascherina etica e sostenibile. L’intento di questo progetto non è soltanto garantire alle imprese e ai cittadini un sistema certificato di mascherine lavabili con filtro intercambiabile, ma soprattutto evitare il grave danno ambientale derivante dall’uso e dallo smaltimento di mascherine usa e getta di tipo chirurgico e FFP2/3.

Una nuova mascherina per la svolta ecologica

La mascherina Eta 20 è il risultato di un lavoro di ricerca, ma soprattutto risposta a una necessità urgente: usare dispositivi medici che non aumentino la gravità del rischio ambientale già in atto.
«È necessario riconoscere che l’impatto delle mascherine è estremamente rilevante. Le microplastiche sotto l’azione del sole finiscono nell’ambiente circostante, aggravando le problematiche ambientali», sottolinea Rossano Ercolini, portavoce di Zero Waste Italia. Alla base del cambiamento per un maggiore rispetto ambientale, deve risiedere l’intenzione a smettere di usare le mascherine usa e getta come se fossero l’unica soluzione esistente.
Ora un’alternativa per il cambiamento esiste, e la ricerca sta procedendo sempre più in questa direzione. Uscire dalla produzione massiva di rifiuti è possibile presentando alternative concrete ecologiche e sostenibili, da mettere in atto ogni giorno. «La questione ambientale è la madre di tutte le questioni. Bisogna salvare l’ambiente a partire da piccoli gesti quotidiani, come la mascherina», conclude Ercolini.

La mascherina Eta 20 è stata prodotta sulla base di un’idea estetica e funzionale, che fosse in grado di sostituire l’usa e getta con il lavaggio. «Lavaggio e sanificazione delle cose è la migliore maniera per evitar l’usa e getta e contrastare la quantità immensa di materiale usa e getta che si stava usando», ostiene il presidente della cooperativa sociale eta beta, Joan Crous. Sostenibilità e sicurezza si incontrano nel design della mascherina, composta da una parte di cotone lavabile certificato e un filtro interscambiabile.
Questi materiali saranno in grado non solo di salvaguardare l’ambiente, ma anche di offrire una soluzione in grado di garantire maggiore sicurezza. Come sottolinea Francesco Violante, professore ordinario del dipartimento di scienze mediche e direttore della scuola di specializzazione di medicina del lavoro. «La sicurezza esige una misura: smettere di usare le mascherine fai da te, che hanno un livello di protezione quasi nullo, come afferma la letteratura scientifica».

La nuova mascherina verrà presto adottata dall’Emilia Romagna, da questo punto di vista sempre pronta a investire in strumenti per ricerca e innovazione necessari per un futuro più equo e sostenibile. La pianificazione del sistema territoriale regionale con il patto per il lavoro e clima parte, infatti, da questo tipo di svolte.
Come ha sostenuto Elly Schlein, vicepresidente della regione Emilia-Romagna «non bisogna ritornare alla normalità, perché la normalità era parte del problema, ma ripartire da un’innovazione culturale e politica rilevante che tenga insieme e sullo stesso piano sostenibilità e giustizia sociale, riduzione di povertà e disuguaglianze».

Vittoria Torsello

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