Esprimere il proprio dissenso può costare carissimo. Per la precisione 30.000 euro. È questa la cifra che potrebbe essere formulata dopo che la Questura di Bologna ha notificato a tre attivisti dei Municipi Sociali, colpevoli – secondo l’autorità – di aver organizzato una manifestazione “senza preavviso” lo scorso 5 marzo. Destinataria della contestazione era Christine Lagarde, presidente della Bce, in visita alla Johns Hopkins University.
L’inasprimento delle sanzioni pecuniarie è uno dei punti del Pacchetto Sicurezza del governo Meloni, che utilizza la leva economica per reprimere il dissenso.

Multe salatissime per zittire il dissenso: la repressione economica del Decreto Sicurezza

Quella che doveva essere una mobilitazione spontanea contro le politiche economiche europee si è trasformata oggi in un “salasso” amministrativo che riaccende il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sul diritto alla protesta.
Al centro della vicenda non c’è solo l’entità della sanzione, ma la natura stessa del provvedimento.
Gli attivisti puntano il dito contro la recente modifica dell’articolo 18 del Tulps (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Se prima la violazione costituiva un reato (con tutte le garanzie processuali del caso), oggi è stata declassata a illecito amministrativo.

«Un vero specchietto per le allodole – denunciano i Municipi Sociali – Dietro la depenalizzazione si nasconde una leva di pressione: colpire i singoli con multe immediate e altissime, privandoli della difesa in un’aula di tribunale».
Secondo i manifestanti, lo strumento amministrativo sarebbe più «rapido e discrezionale», costringendo i cittadini a ricorrere a proprie spese davanti a un Giudice di Pace, in un percorso molto più in salita rispetto a quello penale.
Ai nostri microfoni Christopher, uno dei multati, ricorda che la contestazione era alla presidente della Bce, un’istituzione che ha un diretto impatto sulla vita di tutti. Quindi «dovrebbe essere garantito il diritto a contestare, anche senza preavviso».

La protesta di marzo era nata sui social, presentata come una reazione immediata alla «distanza tra i luoghi del potere e la vita reale».
Gli attivisti rivendicano la trasparenza di un’azione avvenuta a volto scoperto e senza armi, sottolineando come la criminalizzazione del dissenso immediato rischi di restringere drasticamente lo spazio della politica.
«Quanto costa la libertà? 0 euro, signor Prefetto», scrivono i collettivi in un appello diretto alle istituzioni. L’obiettivo è arrivare allo stralcio dei provvedimenti, definendo un paradosso la richiesta di migliaia di euro per aver criticato proprio i vertici della finanza europea.

I precedenti a Bologna e Brescia: colpire le tasche per qualunque ragione

Come avevamo ricostruito in un articolo, non è la prima volta che viene utilizzata la leva economica per reprimere il dissenso.
Già a Bologna, proprio per effetto del Decreto Sicurezza, i cittadini del Comitato Mu Basta, che si batte contro la devastazione del parco Mitilini-Moneta-Stefanini del Pilastro, avevano ricevuto multe salatissime, sempre fino a 10mila euro, per “bivacco” nei pressi del cantiere.
In quel caso il riferimento era al comma 1 dell’articolo 9 del Decreto Sicurezza (dl 23/2026), che aveva sensibilmente aumentato le sanzioni pecuniarie già previste dalla legge.

Ancora più simile alla vicenda che ha coinvolto i Municipi Sociali è quanto accaduto a Dario Filippini, coordinatore provinciale di Usb a Brescia. Al sindacalista arrivò una multa per l’assemblea realizzata il 30 dicembre in Piazza Duomo in reazione agli arresti di alcune persone con l’accusa di finanziare Hamas attraverso raccolte fondi solidali (inchiesta che sta venendo smontata in tribunale). Pur avendo notificato alla Questura lo svolgimento della manifestazione, non avrebbe rispettato i tempi di preavviso previsti.
«Secondo la Digos io avrei dovuto comunicare la manifestazione tre giorni prima, ma in tutta Italia ci furono manifestazioni spontanee in seguito a quegli arresti», aveva sottolineato Filippini ai nostri microfoni.

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