Un “bonus” da 615 euro per ogni migrante convinto a tornare a casa. È questa la norma del Decreto Sicurezza che ha innescato un cortocircuito istituzionale tra Palazzo Chigi e il Quirinale, portando la maggioranza a un frenetico dietrofront notturno per evitare uno strappo con la Presidenza della Repubblica.
La norma, contenuta tra le righe della legge di conversione del nuovo Pacchetto Sicurezza del governo Meloni, rappresenta un tentativo di favorire la “remigrazione“, il concetto xenofobo che l’estrema destra sta portando avanti in Italia e altrove.
Rimpatri volontari, il richiamo del Quirinale e il rischio decadenza
Il clima si è surriscaldato quando il Presidente Sergio Mattarella ha acceso un faro sulla misura che prevede incentivi economici per gli avvocati che seguono le pratiche di rimpatrio volontario. Il sospetto di incostituzionalità e la possibile mancata controfirma del Capo dello Stato hanno spinto il sottosegretario Alfredo Mantovano a salire al Colle per un colloquio chiarificatore.
La strategia del Governo è mutata di ora in ora: prima l’ipotesi di un emendamento in Commissione, poi il blocco per il timore dell’ostruzionismo delle opposizioni. Con la scadenza del decreto fissata al 25 aprile, ogni modifica parlamentare rischierebbe di far decadere l’intero pacchetto sicurezza. Nelle ultime ore ha preso quota l’ipotesi di un decreto stralcio per abrogare d’urgenza il punto contestato, salvando il resto del provvedimento.
Il “no” degli avvocati allo snaturamento del loro ruolo
Le associazioni dell’avvocatura hanno già manifestato ferma contrarietà alla misura. Tra queste c’è anche l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che ha definito la proposta «inaccettabile», denunciando un attacco frontale alla funzione difensiva.
Ai nostri microfoni Dario Belluccio, esponente di Asgi, ricorda in premessa che tutto il Pacchetto Sicurezza è a rischio incostituzionalità, perché la norma sui rimpatri volontari è solo una delle criticità, che ad esempio includono il fermo preventivo e altre limitazioni e compressioni delle libertà civili e sociali.
Rispetto alla misura sui rimpatri volontari, il cuore della critica risiede nel legare il compenso del professionista non all’attività svolta, ma al risultato del rimpatrio. Secondo l’associazione, questo meccanismo mina l’autonomia forense, creando un palese conflitto di interessi, spingendo l’avvocato a favorire i desiderata della Pubblica Amministrazione invece della tutela dell’assistito ed espone a rischi i vulnerabili, come le vittime di tratta o i potenziali rifugiati che potrebbero essere spinti verso rimpatri non sicuri a causa di un incentivo economico.
Il tentativo da parte del governo di “comprarsi” gli avvocati incentivando i rimpatri volontari sembra proprio rispondere al concetto di “remigrazione” agitato dall’estrema destra e si inserisce, sottolinea Belluccio, in una visione politica del fenomeno migratorio completamente sbagliata, basata sulla repressione e oltretutto rivelatasi inefficace.
La protesta dell’opposizione
Anche l’aula di Montecitorio è diventata terreno di scontro. Mentre Enrico Costa (Forza Italia) tentava una mediazione con un ordine del giorno per «ascoltare le parti», le opposizioni sono insorte. Chiara Braga (Pd) parla di «scontro deliberato con il Colle», mentre Riccardo Magi (+Europa) denuncia una «degenerazione della democrazia».
In attesa del secondo round in Aula, il Governo si trova stretto tra due fuochi: la necessità politica di portare a casa il decreto e l’obbligo giuridico di non violare i principi costituzionali del diritto di difesa richiamati dal Presidente Mattarella.
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