In pochi giorni ci sono stati due casi diversi, in diverse città, che sono balzati agli onori delle cronache e che fanno intuire come la repressione del dissenso si avvalga anche della leva economica, in aggiunta agli altri strumenti già in uso e introdotti dal nuovo Pacchetto Sicurezza.
Da un lato alcuni cittadini del Pilastro di Bologna, che erano nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini per protestare contro il progetto del MuBa, si sono visti comminare multe salatissime. Dall’altro lato un sindacalista di Usb a Brescia è stato multato per centinaia di euro per un’assemblea pubblica contro l’arresto di esponenti di associazioni solidali con la Palestina.
Multe salatissime, la leva economica come strumento di repressione
Che il governo Meloni abbia pensato alla leva economica come strumento di repressione è testimoniato dal fatto che inizialmente il nuovo Pacchetto Sicurezza conteneva una norma per esigere da chi organizza manifestazioni il pagamento di una cauzione. La misura è poi stata stralciata, forse per gli evidenti problemi di incostituzionalità, ma il ministro Matteo Salvini ha fatto sapere che resta un obiettivo di legislatura.
Considerando il fatto che a protestare e ad esprimere dissenso solitamente sono le fasce meno abbienti della popolazione, forme repressive legate all’economia potrebbero risultare addirittura più efficaci degli altri dispositivi già previsti o in via di introduzione.
Sono proprio i due decreti sicurezza del governo Meloni gli strumenti di repressione economica che stanno cominciando ad essere utilizzati in questi giorni. Lo si evince dal verbale pubblicato sui social del comitato MuBasta dai cittadini del Pilastro a Bologna che sono stati multati mercoledì scorso.
Nelle motivazioni per la sanzione si fa riferimento al comma 1 dell’articolo 9 del Decreto Sicurezza (dl 23/2026), che dice: «La sanzione di cui al presente comma si applica anche a coloro i quali, senza darne preavviso all’Autorità, sono promotori, ai sensi del primo comma, di una riunione in luogo pubblico tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti». Nel decreto la sanzione va dai 1000 ai 10.000 euro.
Il pretesto del preavviso: la multa all’assemblea promossa a Brescia da Usb
Anche il coordinatore provinciale di Unione Sindacale di Base (Usb) di Brescia, Dario Filippini, ha ricevuto una multa. La sanzione, di 450 euro, è stata comminata per la manifestazione svoltasi il 30 dicembre in Piazza Duomo, dove si è svolta un’assemblea pubblica di protesta contro l’arresto di Mohammad Hannoun e di altri esponenti palestinesi, accusati ingiustamente di terrorismo.
Secondo quanto denunciato da Usb, la sanzione sarebbe stata inflitta perché Filippini, pur avendo notificato alla Questura lo svolgimento della manifestazione, non avrebbe rispettato i tempi di preavviso previsti. Il sindacato parla di un provvedimento «incredibile» e accusa la Questura di Brescia di portare avanti da tempo «una costante e diffusa iniziativa di rappresaglia repressiva verso i movimenti e le lotte».
«Secondo la Digos io avrei dovuto comunicare la manifestazione tre giorni prima, ma in tutta Italia ci furono manifestazioni spontanee in seguito a quegli arresti», sottolinea ai nostri microfoni Filippini.
Il sindacalista conferma che la leva economica è quella che può mettere più in difficoltà gli attivisti. «Ora stiamo facendo ricorso e, qualora dovessimo perderlo, chiederemo di trasformare la multa in lavori socialmente utili», osserva.
Per discutere del caso e più in generale del tema della repressione delle mobilitazioni sociali, Usb ha convocato un incontro pubblico martedì 10 marzo alle ore 17.00 nella sede sindacale di via Corsica 142, a Brescia.
ASCOLTA L’INTERVISTA A DARIO FILIPPINI:







