Tensioni latenti e ferite aperte hanno scosso la popolazione di Minneapolis tra Dicembre 2025 e Febbraio 2026: l’Operation Metro Surge di Trump, un’operazione di polizia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement USA) finalizzata ad arrestare i migranti clandestini per espellerli dal paese, ha trascinato con sé le vite di Renée Nicole Good e di Alex Jeffrey Pretti, scatenando un vortice di scontri tra i Minneapolitans e l’agenzia federale statunitense.

Tale clima di ostilità si è riversato anche nella twin city di Minneapolis, St. Paul, in seguito ad arresti plateali compiuti violando il domicilio e a frequenti intimidazioni verso i residenti manifestanti che talora sono culminate con l’utilizzo di lacrimogeni o irritanti chimici.Non è un caso che queste due città siano nel mirino dell’amministrazione Trump e il motivo di tale scelta va oltre la percentuale di immigrati senza documenti che si rifugiano in Minnesota.

obiettivo Minneapolis: i motivi dietro l’operazione del Presidente USA

Le ragioni si possono anche dedurre dagli slogan che hanno accompagnato le proteste dei cittadini di Minneapolis negli ultimi anni. Dopo l’omicidio a maggio 2020 di George Floyd, il filmato del suo arresto (che attesta l’abuso di potere dell’agente di polizia Derek Chauvin) ha animato in tutta la nazione movimenti di protesta – il più famoso è Black Lives Matter – e ha fomentato un acceso dibattito sul razzismo sistemico nel Nord America e sull’uso della forza da parte della polizia statunitense.

Nelle Twin Cities del Minnesota prese forza uno degli slogan più controversi di quel movimento, “Defund the police” (Ridurre i fondi alla polizia). Una parte del consiglio comunale propose di smantellare il dipartimento di polizia e sostituirlo con un nuovo modello di sicurezza pubblica; fino alla fine del 2021 i fondi alla polizia furono ridotti e aumentarono le dimissioni da parte degli agenti: Il dipartimento di polizia di Minneapolis, che prima del 2020 superava i 900 agenti, è sceso fino a circa 550 e solo di recente è risalito fino a 600.

La voce dei manifestanti e la gestione amministrativa democratica delle Twin Cities sono le due principali minacce alla politica conservatrice e nazionalista del Tycoon. Da oltre mezzo secolo, Minneapolis si distingue come una roccaforte del Partito Democratico e del progressismo americano: insieme a St. Paul è un punto di riferimento storico per la tutela dei diritti civili e sociali e per il suo ruolo di Sanctuary City. “Sanctuary City” è un appellativo che la capitale del Minnesota si è guadagnata per essersi confermata di recente una città rifugio, rifiutando attivamente di collaborare con le autorità federali per le deportazioni di massa; questa posizione ha inasprito in modo inequivocabile i rapporti con la Casa Bianca nel 2026.

Questo ruolo culturale di Minneapolis ha garantito negli anni lo sviluppo di una melting pot multietnica, promuovendo un’integrazione diffusa di comunità afroamericane/somale, messicane e hmong (Sud della Cina). In questa eterogeneità del tessuto demografico emerge in particolare la comunità Somala, la più grande degli USA: sono oltre 80.000 i residenti somali nel Minnesota e sono concentrati principalmente nelle Twin Cities. Durante la sua seconda presidenza, Trump sta attaccando duramente la popolazione somala, definendo la nazione africana come “l’inferno” o “il peggior paese, e il più corrotto, sulla Terra” e accusando i leader locali del Minnesota di proteggere criminali e residenti “spazzatura”. La contrapposizione non è solo ideologica, ma si basa anche su accuse relative a un abuso del sistema welfare da parte degli immigrati afroamericani residenti a Minneapolis.

Un episodio significativo riguarda un caso di frode di alto profilo in Minnesota, in cui 78 persone – la maggior parte di origine somala – sono state accusate di aver sottratto circa 250 milioni di dollari di fondi federali destinati al sostentamento dei bambini durante la pandemia di COVID-19. Sebbene la mente del piano fosse una donna americana bianca, Trump ha continuato a insistere sul fatto che gli immigrati somali fossero responsabili “fino al 90%” della frode. in questo clima di contestazioni un bersaglio simbolico è la deputata democratica Ilhan Omar, originaria della Somalia e rappresentante del distretto di Minneapolis: l’ultimo caso emblematico è stato lo scontro verbale in aula durante Il discorso sullo Stato dell’Unione del 24 febbraio 2026

La violenza dell’ICE, il clima di terrore e gli scontri che si verificano in ogni stato tra gli agenti di polizia e i manifestanti sono il risultato di un amministrazione nazionale statunitense focalizzata su un’agenda di drastici tagli alla spesa pubblica e una politica estera aggressiva. L’operazione a Minneapolis voluta da Trump si è conclusa il 12 febbraio 2026 ma ha portato con sé non solo danni economici (l’impatto economico complessivo dell’operazione è stato di circa 203,1 milioni di dollari) con perdite salariali di lavoratori impossibilitati a lavorare, ma anche gravi ripercussioni sociali derivanti dall’arresto di oltre 3000 persone e la morte di due civili.

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Marco Improta