Mentre il mondo aspettava la conferenza stampa di Donald Trump, in cui il presidente statunitense si è poi esercitato in un delirio confuso e minaccioso, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, socialista, pubblicava sui social un post in cui, intervenendo sulla crisi globale acuita dal conflitto in Iran, evitava accuratamente anche solo di citare gli Stati Uniti o lo stesso tycoon.
Un intervento in realtà perfettamente in linea con il tweet di cinque giorni prima della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo cui «le azioni iraniane stanno mettendo a rischio la stabilità economica globale». Il riferimento è al blocco dello Stretto di Hormuz, sancito da Teheran dopo l’aggressione statunitense e israeliana.
L’Ue contempla il lockdown energetico pur di non contraddire Trump
Nonostante gli effetti sull’Europa della crisi energetica scaturita dalla guerra in Iran e dalle scellerate scelte di Trump e Netanyahu, l’Ue sembra voler rimanere fedele agli Usa. Anche a costo di esporre i propri cittadini ad uno scenario che ormai in molti definiscono “lockdown energetico”. «Solo che in questo caso non c’entra la natura o un virus, ma è determinato da scelte umane», commenta ai nostri microfoni Francesca De Benedetti, giornalista de Il Domani.
Uno scenario che non sembra così inverosimile, a giudicare da ciò che abbiamo visto negli ultimi giorni in Italia, in particolare a proposito dei rifornimenti di carburante per gli aeroporti italiani. Tagli che hanno già coinvolto gli scali di Brindisi, Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna, ma che si stanno via via estendendo.
Il commissario UE all’Energia, Dan Jørgensen, ha esortato gli Stati membri a prepararsi per uno scenario critico che potrebbe sfociare in razionamenti obbligatori di gas ed elettricità. Se nel 2020 il blocco riguardava gli spostamenti delle persone, oggi il rischio è la paralisi di attività e servizi.
Il parallelo storico riporta alla crisi petrolifera del 1973. Allora l’Italia rispose con domeniche a piedi e riscaldamenti ridotti. Oggi, tuttavia, la sfida è più complessa. Sebbene le rinnovabili offrano una maggiore diversificazione, il fabbisogno energetico moderno è esploso a causa di Internet, intelligenza artificiale e domotica, rendendo la società molto più dipendente dalla rete rispetto a cinquant’anni fa.
Le linee guida suggerite dalla Commissione puntano su trasporti e smart working: incentivi al car sharing, limiti di velocità ridotti e stop ai voli non necessari. Ma il vero nodo riguarda le industrie energivore. Secondo i dati Istat, i settori metallurgico, chimico e alimentare sono i pilastri che il governo dovrebbe tentare di “salvare” per evitare il collasso economico, pur dovendo imporre tagli ai consumi domestici e all’illuminazione pubblica.
Il lockdown energetico sta già venendo sperimentato, almeno in parte, in alcuni Paesi del mondo. In Slovenia e Myanmar, ad esempio, il carburante è già razionato, mentre in Egitto e Thailandia si punta sul cambio delle abitudini, in particolare utilizzando meno aria condizionata e praticando lo smart working. In Australia, invece, finora è stata scelta la via degli incentivi con trasporti pubblici gratuiti.
L’obiettivo per tutti è lo stesso: evitare che la crisi energetica si trasformi in un blackout sociale irreversibile.
Ma se i Paesi pensano a come gestire le conseguenze, in Europa non c’è nessuno che – a parte la Spagna – stia puntando il dito contro le cause. E queste inevitabilmente chiamano in causa Trump e Netanyahu, verso cui regna un atteggiamento addirittura omertoso.
«È chiaro che se lo Stretto di Hormuz al momento ha problemi, è perché è stata scatenata una guerra al di fuori di ogni cornice del diritto internazionale – sottolinea De Benedetti – Von der Leyen qualche settimana fa ci ha detto che è inutile ancorarci come nostalgici al concetto dell’ordine basato sul diritto e che bisognerebbe invece essere pragmatici. Ma dove ci porta il suo pragmatismo? Mi sembra dritti verso il disastro».
La giornalista ricorda anche che Ursula von der Leyen, che oggi utilizza lo slogan circa un fantomatico “momento dell’indipendenza europea”, in realtà nell’incontro in Scozia con Donald Trump, avvenuto l’estate scorsa, garantì al tycoon che l’Europa sarebbe stata sempre più vincolata agli Stati Uniti sul fronte energetico, comprando sempre più combustibili fossili.
«Ciò – conclude De Benedetti – addirittura contro l’interesse climatico europeo. Noi vediamo che la Spagna regge bene a queste crisi perché ha investito sulle rinnovabili, mentre l’Italia si avvia al disastro perché dipende dal gas. Anche in quest’ottica, vincolarsi a Trump e ai combustibili fossili, più che il momento di indipendenza europeo sembra il momento kamikaze europeo».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCA DE BENEDETTI:







