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Non solo migranti, la repressione del Decreto Salvini su chi aiuta i poveri

Le misure contro chi organizza occupazioni nel decreto del ministro dell'Interno.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Casa, Giustizia
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Lo sgombero dell'ex-Telecom a Bologna nell'ottobre 2015

Se fanno clamore e polemica le misure del Decreto Salvini sull'immigrazione, non meno repressive sono le misure contenute nel provvedimento contro chi organizza le occupazioni abitative: pene fino a 4 anni di carcere, multe e uso delle intercettazioni. Il commento dell'avvocata Marina Prosperi.

Se le misure rivolte ai migranti e contenute nel decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, meglio noto come Decreto Salvini, preoccupano tanti, tra cui i giuristi che paventano una forzatura del sistema istituzionale, non meno pesante è l'inasprimento nei confronti di chi si occupa del tema dell'emergenza abitativa.
Il ministro degli Interni, in realtà, prosegue sulla strada della duplice criminalizzazione: dei poveri da un lato, di chi li aiuta dall'altro.

Nel capitolo del decreto dedicato alla sicurezza, oltre ad alcune misure pensate per contrastrare la criminalità organizzata, c'è una parte riservata invece a chi organizza le occupazioni, siano esse sociali o abitative.
Uno dei bersagli di Salvini, del resto, era proprio costituito dai luoghi occupati e, fin dalla campagna elettorale, la promessa del leader leghista è stata quella di sgomberare tutto. In questo senso va la direttiva di inizio settembre, che intimava alle Prefetture di procedere celermente allo sgombero di edifici occupati. Ma l'attuale decreto si spinge oltre.

In questo caso il bersaglio non è tanto chi occupa per necessità, ma chi organizza le occupazioni, cioè i sindacati per l'abitare e i movimenti sociali che assistono e offrono aiuto alle persone che si trovano senza un tetto.
Il decreto prevede un inasprimento delle pene, sia detentive che pecuniarie: il carcere fino a 4 anni e una multa fino a 2064 euro.
Non solo: il tema viene affrontato dal governo nello stesso modo in cui si affrontano gravi reati mafiosi o patrimoniali. Una novità, infatti, riguarda l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche nelle inchieste sulle occupazioni.

"Si tratta di una vendetta che ha delle vittime già predefinite - commenta ai nostri microfoni l'avvocata Marina Prosperi, che spesso si è occupata della difesa di attivisti sotto inchiesta nelle occupazioni - perché in Italia non c'è alcuna emergenza penale e criminale rispetto a questo tipo di reato. Ma soprattutto manca un requisito fondamentale per una legge di tipo penale: manca la necessaria offensività dell'azione".
Una cosa da valutare, sottolinea Prosperi, sarà la possibilità di utilizzare le intercettazioni per questo tipo di reato, visto che solitamente si possono utilizzare per reati molto più gravi, come quelli che hanno un'offensività concreta o quelli di tipo associativo o ancora il traffico di stupefacenti o di esseri umani.
Il rischio, mette in guardia l'avvocata, è che aprire a tipologie di reati con pene basse possa estendere ancor di più la tipologia di reati per cui è consentito l'uso di intercettazioni.

ASCOLTA L'INTERVISTA A MARINA PROSPERI:

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