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Le Albe: un teatro con la schiena dritta

In scena a Bologna "Va pensiero" del Teatro delle Albe basato sulla storia vera di Donato Ungaro, vigile di Brescello licenziato perché non disposto a chiudere gli occhi di fronte alla corruzione.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Va pnsiero Credit Silvia Lelli

Il teatro delle Albe propone uno spettacolo politico, un' incitazione al pubblico a tenere la schiena dritta, a combattere il malcostume, le infiltrazioni mafiose, la corruzione attraverso una condotta responsabile senza cedere alla tentazione di lasciare ad altri il compito di intervenire e denunciare. 

Marco Martinelli a chiusura della prima bolognese dello spettacolo "Va pensiero" all'Arena del Sole, presenta al pubblico il vero protagonista della storia narrata, teatralmente indicato come Vincenzo Benedetti, nella realtà Donato Ungaro, vigile di Brescello che è riuscito a portare in tribunale tutta la giunta comunale corrotta, gli imprenditori e consulenti coinvolti negli affari illeciti attorno alla costruzione di una centrale idroelettrica.

Il regista rivendica per il teatro un ruolo importante nella società contemporanea che non sia di puro intrattenimento, ma di richiamo ai doveri civici, di incitamento all'esercizio del giudizio critico e all'azione responsabile. 

In un recente convegno tenutosi nel Salone Marescotti di Via Barberia, il Professor De Marinis individua in Marco Martinelli ed Ermanna Montanari della Compagnia delle Albe, gli eredi di una stagione di teatro rivoluzionario che si è compiuta tra il 1964 e il 1978 durante la quale sono stati sperimentati diversi usi politci del  teatro, non tanto per aservire il teatro al contenuto politico, piuttosto per fare del teatro utopico capace di propore una società diversa partendo da un teatro esso stesso rivoluzionato. 

Nel 1987 Martinelli e Montanari hanno presentato un manifesto del teatro Politttttttico, con sette "t" intendendo dare all'espressione  " teatro politico" una nuova accezione. Da quel momento fare teatro politico doveva significare, tra le altre cose, sapere di poter cambiare, se non il mondo nella sua totalità, almeno qualcosa, sopravvivere, saper dire dei no, o anche solo bloccare una lacrima.

"Va pensiero" è una produzione sicuramente figlia di quel modo di intendere il teatro politico, un teatro che mostra oggi, al pubblico del 2018, che è possibile cambiare qualcosa lottando come ha lottato Ungaro per riavere il suo posto di lavoro da vigile urbano a Brescello, dimostrando al contempo di aver fatto solo il proprio dovere senza girarsi dall'altra parte davanti alla corruzione ed ogni altra forma di illegalità. La rivoluzione necessaria oggi è una rivoluzione nei comportamenti quotidiani, il saper prendersi la propria parte di responsabilità nel leggittimare o delegitimare lo stato di cose esistente.

Se lo spettacolo ha un alto valore sociale e poilitico, non per tutta la sua durata la resa scenica è all'altezza dell'ideale. Se la prima parte di "Va pensiero" è abbastanza dinamica e vivace, tuttavia ci sono continue cadute di ritmo, passaggi inessenziali e la compagnia appare disomogenea.

La seconda parte è estremamente lenta, ha lunghi passaggi che vorrebbero rappresentare la quotidianità di un paese di provincia, che appesantiscono inutilmente la narrazione bloccandola, fino all'epilogo attoriale-corale che ricattura l'attenzione affermando il contenuto ideale del progetto.

Se la parte attoriale- corale dello spettacolo è quella più riuscita ed interessante, nota a parte va fatta per la presenza del Coro lirico Alessandro Bonci di Cesena diretto da Stefano Nanni che risulta triste ed estremamente amatoriale, con seri problemi di intonazione nella propososizione dei cori verdiani scelti come elemento di collegamento tra le speranze risorgimentali e il senso di speranza che gli italiani oggi dovrebbero riuscire a provare per uscire dai pantani esistenti degli intrecci tra politica e mafie.

Lo spettacolo è sicuramente apprezzabile per aver voluto portare sulle scene una reale vicenda di corruzione politica e di infiltrazione mafiosa nella realtà emiliano romagnola che si è sempre autorappresetata come immune da simili "germi", scenicamente pecca soprattutto nel ritmo e musicalmente per l'esecuzione infelice del coro ospite.

Repliche fino al 25 febbraio Arena del Sole

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