Stasera, per la presentazione di Endkadenz Vol.2, i Verdena suoneranno all’Estragon Club di via Stalingrado 83. Ecco l’intervista di Calipso a Roberta.

A quattro anni dallo strabiliante Wow, i Verdena  sono tornati quest’anno con un opera monumentale in due volumi, che segna definitivamente l’ascesa del gruppo verso una maturità più consapevole. Endkadenz, ora analizzabile nel suo complesso, è una specie di Divina Commedia al contrario, in cui il Vol.1 prepara melodicamente alla follia del Vol.2. E’ un lavoro che gli stessi Verdena devono ancora comprendere appieno: “Sicuramente stiamo capendo ancora di più in questo periodo che ci sono delle differenze tra i due volumi. Endkadenz Vol.2 è in qualche modo più pazzo. Ci sono più cambi di ritmo. Sonorità più differenti”, ci svela Roberta ai nostri microfoni.

I due dischi sono frutto di uno stesso seme, ma la scelta di separarli per la pubblicazione, suggerita dalla Major,  “col senno di poi è stata una buona idea, anche perché ci ha dato la possibilità di fare tutti i brani dal vivo. Se fosse uscito tutto insieme, avremmo per forza dovuto fare delle scalette ridotte o comunque cambiarle tantissimo o eliminare dei pezzi di concerti”. Lavoro in studio, pubblicazione dell’album ed esecuzione dal vivo hanno infatti, per i Verdena, tutti lo stesso peso ed una non può vivere senza l’altra. La possibilità di eseguire ed ascoltare Endkadenz dal vivo è parte integrante di quel processo che ha dato titolo al concept album: una cadenza finale che ancora si sta svolgendo e che terminerà alla fine del tour. “La stiamo raggiungendo in questo momento. Adesso si sta svolgento l’Endkadenz. Per noi sta andando benissimo, ma anche di più rispetto alle aspettative. Non guardiamo tanto ai numeri, ma a come ci sentiamo noi sul palco. Il fatto di essere proprio in tour con tutto un altro album, un’altra scaletta, è molto stimolante. Poi questo disco per noi è molto più giocoso a livello tecnico,  divertente da suonare sul palco.”

Come al solito, la produzione del secondo volume è interna al cerchio dei tre, con una piccola variante: il quinto brano di questa seconda parte, Identikit, fa capire che ‘c’è qualcosa che non va’, è straniante rispetto al complesso, ma allo stesso tempo coerente con lo squilibrio dell’intero disco. È infatti l’unico brano prodotto insieme a Marco Fasolo, voce dei Jennifer Gentle, gruppo che ha aperto la prima parte dei concerti dei Verdena durante la presentazione del Vol.1, e personaggio col quale la band bergamasca ha collaborato più volte (Alberto e Marco hanno, ad esempio, prodotto insieme Film O Sound, il nuovo album solista di Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion). Per quanto riguarda l’idea di affidarsi completamente ad un produttore esterno e l’essersi rivolti a Fasolo per questo brano, Roberta si esprime così : “ci abbiamo pensato, ma solo per quei momenti in cui non siamo sicuri delle nostre scelte. Finché  abbiamo le idee chiare noi, cerchiamo di affidarci ad esse e a noi stessi. Quando ci sono dei brani che non ci soddisfano al 100%, come per ‘Identikit’, ci è venuta l’idea di contattare Marco Fasolo che ha completamente riarrangiato il brano.”

Artisticamente parlando, i Verdena sono sempre stati molto autoreferenziali, in maniera tale che tutta la loro produzione fosse imputabile a nessun altro se non a loro stessi. E le scelte dei tre sono alquanto indipendenti, specialmente dal dogma tutto moderno di ridurre la hit a tre minuti e mezzo. “Abbiamo sempre fatto quello che facevamo senza pensare alle conseguenze. A livello artistico, facciamo quello che ci esce, indipendentemente dalla società che ormai tende sempre ad essere velocissima e a tagliare, a fare usa e getta, ma poi così non rimane niente. Spero che per i Verdena si tratti di una di quelle cose per cui uno si ferma un attimo e dedica del tempo. Tutto quello che facciamo ha un significato nell’insieme. Il singolo non è separato dall’album. È tutto importante alla stessa maniera.” E a farci capire la rilevanza concettuale di tutto il lavoro del gruppo, del doversi fermare un attimo, del dedicare del tempo, è la stessa Roberta che, forse inconsapevolmente,  al messaggio di uno degli ascoltatori che per vincere un biglietto per stasera nella fretta ha scritto “Berfena”, lei ha risposto “Ma sì, chiamateci come volete”, come a dire che l’importante è che piaccia il loro lavoro, indipendentemente dalla superficie.

L’art-work dei due dischi viaggia tra lo speranzoso, l’ambizioso e l’osannante, perché le due copertine, come ci conferma Roberta, similari per quanto riguarda un impercettibile movimento di mani, rispettivamente di colore rosso (vol.1) e blu (vol.2), richiamano e sono ispirate al quelle dei due “Best of” dei Beatles (1962-’66 e 1967-’70 ).

Per quanto riguarda questa seconda parte del tour, “sta andando bene. È divertente. La scaletta è totalmente diversa rispetto a quella estiva. Ci stiamo divertendo perché è come ripartire da zero.” E rispetto alla scelta di eseguire la seconda parte di questa cadenza finale negli stessi luoghi in cui è iniziata, Roberta ci dice che  “non c’è proprio un concept alla base. Semplicemente quelle sono le location che preferiamo in zona, come per il Velvet di Rimini e l’Estragon Club di Bologna in Emilia Romagna”. In quest’ultimo suoneranno insieme agli Universal Sex Arena, che apriranno il concerto di stasera. La formazione sul palco dell’Estragon sarà la stessa del Velvet e delle ultime date fatte: Alberto, Luca e Roberta con l’aggiunta di Giuseppe Chiara, quarto membro per tastiera e voce, reclutato con un volantino in quel di Bergamo. Parlando di questa new entry, Roberta ci rivela che “all’inizio un pochettino ne soffriva, ma forse ora ha superato lo stress del live”. Il dubbio di Roberta trapela forse perché effettivamente, dall’uscita di Endkadenz Vol.1, i Verdena non si sono più fermati, nemmeno per una pausa tra i due tour. A guidare la macchina (perché sì, viaggiano in auto), è proprio Roberta. Sul sedile del passeggero c’è Alberto, responsabile della selezione musicale durante i tragitti.  “Nei viaggi di quest’ultimo periodo stiamo ascoltando molta musica classica. La stiamo ancora studiando. Cerchiamo di capire quale differenza ci sia tra i vari compositori. Per ora primeggia Mozart, su tutti.”

Ilaria Ballerini

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