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“La più grande esercitazione Nato dai tempi della Guerra Fredda”. Così i ministri della Difesa definiscono l’esercitazione militare che si sta svolgendo in varie regioni italiane, tra cui la Sardegna. Intanto monta la protesta dei cittadini, che scendono in piazza contro i danni ambientali e alla salute e contro i venti di guerra.

L’operazione Trident Juncture 2015 è l’esercitazione della Nato Response Force (NRF), definita la più importante dai tempi della Guerra Fredda. Coinvolge vari territori di Italia, Portogallo, Spagna, Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo. Vede coinvolti 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le ope­ra­zioni spe­ciali di 28 Paesi alleati e 7 part­ner della Nato, con l’aggiunta di 12 organismi internazionali, organismi governativi e Ong (tra cui l’Unione Europea, l’OSCE, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l’Unione Africana).
Parteciperanno circa 36000 uomini (fra i quali circa 3500 italiani), piú di 140 velivoli e piú di 60 navi.

L’esercitazione è iniziata il 3 ottobre e andrà avanti fino al 6 novembre 2015. Dopo una prima fase di verifica degli elementi di comando e controllo dell’NRF, svoltasi dal 3 al 16 ottobre, il 21 ottobre è iniziata la parte viva con le esercitazioni reali. L’inaugurazione di questa seconda fase è avvenuta all’aeroporto di Trapani Birgi, sede del 37° stormo dell’Aeronautica militare, che vedrà impegnati 700 militari, 200 dei quali stranieri.
Saranno ammessi osservatori provenienti da vari Paesi, tra cui la Russia, e Stati osservatori interessati ad acquistare le armi.

Ufficialmente, lo scopo della Trident è quello di verificare ed addestrare la NRF, rappresenta un tangibile segno di attenzione dell’Alleanza Atlantica verso i rischi presenti nell’area mediterranea e dimostra la volontà collettiva di garantire una più ampia cornice di sicurezza ai Paesi del cosiddetto fianco Sud.  
Ma in realtà, per molti non si tratta di operazioni difensive ma di una vera e propria prova generale per l’attacco ad altri territori. Il senatore M5S Roberto Cotti afferma, infatti, che “assistiamo contemporaneamente a un’esercitazione di carattere offensivo, che è anche un palcoscenico di una sorta di esposizione di mezzi militari per il mercato internazionale delle armi”.

Il teatro operativo in Italia comprende zone di Lazio, Campania, Toscana, Sicilia, Sardegna. Particolarmente colpita è la Sardegna, sede dei tre poligoni militari più grandi d’Europa e su cui insistono il 65% di servitù militari di tutta Italia.
Da anni, cittadini e ambientalisti denunciano che, a causa delle esercitazioni effettutate nel territorio, si registrano problemi ambientali (inquinamento e distruzione del territorio), sanitari (ripetuti casi di malformazioni e tumori) ed etici (utilizzazione del territorio per scopi di attacco e non difensivi). La presidente del Comitato “Gettiamo le Basi” Mariella Cao parla addirittura di una vera e propria “strage di Stato“, a causa dei veleni da poligono, con i quali il comitato combatte da 15 anni. Secondo Cao non si tratterebbe solo di debolezza delle autorità regionali nel prendere posizione, bensì di una complicità nel permettere il perpetuarsi di questi scempi.

In tutta Italia i cittadini protestano. Dopo la manifestazione nazionali contro la Trident Juncture svoltasi a Napoli e a Roma nei giorni scorsi, ve ne saranno una a Cagliari il 31 ottobre e, infine, una a Capo Teulada il 3 novembre.

Claudia Serra