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Il gip ha disposto la chiusura degli impianti a carbone della Tirreno Power, in seguito alla richiesta della Procura di Savona. Secondo la magistratura esiste un nesso tra le emissioni della centrale e l’aumento delle malattie mortali. Legambiente: “Continueremo a opporci all’utilizzo del carbone”.

Si sono concluse nella notte le operazioni di spegnimento dei gruppi a carbone della Tirreno Power. Il sequestro e la chiusura degli impianti è stata disposta nella giornata di ieri dal procuratore Francantonio Granero e dal pm Chiara Maria Paolucci, dopo le indagini sulle emissioni della centrale di Vado Ligure. La richiesta della magistratura è stata poi accolta dal giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi. Il provvedimento è stato deciso in seguito ad accertamenti da cui sarebbe emerso il mancato rispetto dei parametri dell’Aia, l’Autorizzazione integrale ambientale, e ad una perizia dei consulenti del Ministero dell’Ambiente e della Procura che hanno addebitato alle polveri del carbone 400 decessi e centinaia di malattie cardiache e respiratorie.

“Per 40 anni l’azienda ha gestito gli impianti al massimo, senza accorgimenti tecnici idonei ad abbattere le emissioni”, si legge nell’ordinanza del gip. Esisterebbe quindi un nesso di causalità tra le emissioni e le morti e patologie nel territorio di Vado Ligure. Il giudice rivela come Tirreno Power negli anni non si sia messa in regola introducendo le tecnologie adeguate, e pertanto la società potrà tornare a operare a pieno regime “se si ricorrerà alle migliori tecnologie in grado di limitare le emissioni e di stare nei limiti delle prescrizioni”.

“L’indempienza più grave è che non abbiano adeguato il sistema di monitoraggio delle emissioni inquinanti ai camini” – rivela ai nostri microfoni Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – è evidente che quella centrale negli anni ha prodotto una serie di danni sanitari e ambientali che oggi emergono in tutta la loro gravità”.

“Anche se utilizzassero le migliori tecnologie disponibili – avverte Grammatico – i movimenti e le associazioni ambientaliste continueranno ad opporsi all’idea di ampliamento della centrale, perché se si raddoppia la potenza della centrale si dovrà utilizzare sempre più carbone, e questo emetterà anidride carbonica che è il principale gas climalterante, quindi continueremo ad opporci a questa ipotesi”.

Per questo motivo Legambiente auspica “un piano energetico regionale e nazionale che ci porti verso l’abbandono di questo combustibile dannosissimo”, guardando però anche a un altro aspetto fondamentale, quello dell’impatto sociale di un’azienda che dà lavoro a circa 500 persone. “Noi da anni chiediamo che quella centrale venga riconvertita a metano, anche per salvaguardare i posti di lavoro, e invece – conclude Grammatico – oggi si arriva a una chiusura e non è detto che nel piano industriale dell’azienda sia contemplato l’utilizzo delle migliori tecnologie”.

Andrea Perolino