Secondo Vag61 le tensioni registrate nelle strutture di via Sabatucci sono il frutto di scelte sbagliate di Comune e Asp.

Autolesionismo, tentati suicidi e risse. È esplosiva la situazione al dormitorio pubblico “Beltrame”, di via Sabatucci. Il luogo che accoglie i senza fissa dimora è al centro dell’attenzione per i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato la struttura e che segnano la disperazione delle persone che trovano asilo là dentro.
La situazione si è aggravata quando la giunta del Commissario Anna Maria Cancellieri ha deciso di chiudere l’asilo notturno di via Lombardia e di concentrare al Beltrame le persone che trovavano là riparo per la notte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’arrivo nella struttura anche di 19 profughi provenienti da Lampedusa.
Tre problematicità diverse che, secondo vag61, il centro sociale che si trova a pochi passi da via Sabatucci, non andavano messe insieme. Sempre il centro sociale critica la scelta di mantenere un’emergenza infinita su questi temi e di militarizzare l’accoglienza.

In particolare nella struttura gravita sia chi ha già intrapreso un percorso con i servizi sociali e quindi accede “di diritto”, sia chi prima trovava un posto nell’asilo notturno di via Lombardia e ora deve fare la fila ogni giorno per sapere se avrà un letto e sia i rifugiati di Lampedusa che hanno diritto anche ad un pasto giornaliero, che invece non spetta agli altri ospiti.
Oltre a queste persone, nel centro di accoglienza cercano di entrare anche altri ragazzi tunisini esclusi dagli accordi per i profughi.
Un mix che genera discriminazioni tra chi già non ha nulla e che spesso degenera in fatti come quelli riportati dalla cronaca nei giorni scorsi.

Secondo Vag61 le responsabilità vanno attribute a Comune, Asp Poveri Vergognosi e alla dirigenza della Cooperativa Dolce che gestisce la struttura. Quest’ultima, infatti, aveva deciso di chiudere il dormitorio per un pomeriggio, a fronte della situazione esplosiva, e aveva chiesto la presenza di una pattuglia che costantemente stazionasse davanti alla struttura.

I problemi per le persone che accedono ai servizi a bassa soglia, però, non si sono generati nelle ultime settimane, ma sono il frutto di una politica cominciata da anni e che ha assunto molteplici forme. Durante la giunta Cofferati fu infatti postulata “l’accoglienza disincentivante“, il tentativo comunale di non accollarsi i costi per l’assistenza a persone non bolognesi. Il percorso è proseguito con la riforma del decentramento, varata da Palazzo D’Accursio, in cui l’accesso ai servizi era vincolato alla residenza. Infine il taglio a molti servizi (asilo notturno di via Lombardia, chiusura del Sert di via Sabatucci, chiusura del laboratorio di via del Porto…) operato durante la gestione commissariale.

L’intervista a Valerio Monteventi, ex consigliere comunale e attivista di Vag61.

Articolo precedenteLa domenica di Radio Città Fujiko
Articolo successivoIn piazza Verdi il “botellón dei senza casa”