Ascolta l’intervista al neo-sovrintendente, Fulvio Macciardi

Oltre, è la parola che definisce meglio quello che è andato in scena ieri sera al Comunale. Tutta la bravura e professionalità dei singoli è andata oltre, creando un insieme che fatica a contenere tutti gli aggettivi positivi che la nostra lingua ci offre. Alla Prima di Bohème, l’opera di Giacomo Puccini che ha inaugurato la stagione 2018 del teatro lirico cittadino, Bologna ha potuto assistere ad una magia perfetta. Quella del direttore Michele Mariotti che ha superato ogni sua bravura andando oltre. Era il suo debutto con Puccini e dava l’impressione di essere nato dirigendo le musiche del compositore. Ha condotto orchestra e cantanti colorando ogni passaggio, senza lasciarli mai privi di un gesto, intessendo poesia tanto in buca quanto sul palco.

L’orchestra ha dato il meglio di sé raggiungendo vette rare e inesplorate, nessuna sbavatura nessuna nota fuori di posto: armonia, espressione e unisono d’intenti. Il Coro e le voci bianche, sapientemente preparati rispettivamente da Andrea Faidutti e Alhambra Superchi, si sono resi protagonisti nei loro rispettivi ruoli arricchendo la scena non solo con la voce ma con precisi contributi attoriali teatralmente efficaci e ficcanti.

Un cast straordinario, composto da giovani voci che hanno dato prova di essere all’altezza dei grandi professionisiti acclamati, e sono andati oltre il loro massimo.

Nominiamoli perché sentiremo sempre più parlare di loro: Mariangela Sicilia, inerprete di Mimì; Francesco De Muro, alle prese con Rodolfo; Hasmik Torosyan, nei panni di Musetta; l’immenso buon cuore di Marcello interpretato da Nicola Alaimo;

Andrea Vincenzo Bonsignore e il suo Schaunard; Evgeny Stavinsky che ha animato Colline. Ma non di meno hanno brillato i cosiddetti personaggi secondari ovvero il Benoit/Alcindoro di Bruno Lazzaretti e il Parpignol di Guang Hu.

Continuiamo con la regia regia dell’immenso Graham Vick, che va oltre Parigi, che rimane citata dalle insegne dei locali, e atterra a Bologna. L’allestimento scenico incarna perfettamente ciò che si intede per opera d’arte site specific.

L’appartamento dei quattro ragazzi e la loro caratterizzazione ci porta davanti agli occhi quattro laureandi o neolaureati al Dams, e Mimì, la ragazza della porta accanto che scende a chiedere aiuto, come succede tutti i giorni nei condomini bolognesi abitati dagli studenti.

La Barriera d’Enfer che sembra la nostra città in centro di notte, e c’è qualcuno che giura di aver visto il disegno che appare su una delle saracinesce chiuse, in giro tra la zona universitaria ed il Pratello. La cura del dettaglio che riporta una quotidianità familiare ad ognuno, il particolare sempre sotto controllo senza ostentazione, una rivisitazione contemporanea talmente fatta bene che permette di non far uscire allo scoperto il contrasto tra il linguaggio desueto del libretto e quello di un gggiovane’ dell’oggi.

Che dire, era da tempo che non si vedeva una rappresentazione così splendidamente riuscita, coinvolgente e emozionante al Comunale. Ed era difficile, ieri sera, all’accensione delle luci, non trovare occhi bagnati o umidi e qualche trucco leggermente colato o scomposto.

Se pensate che questa descrizione sia troppo esagerata nella sua positività andate a vederla: se non riuscite ad una delle repliche, potete recarvi nei cinema del circuito All’Opera di Rai Com il 24 gennaio alle ore 20.00 o sintonizzarvi su Rai 5 il 25 gennaio ore 21.15.

Di seguito l’intervista al sovrintendente Fulvio Macciardi, realizzata venerdì mattina, dove si parla di Bohème, della stagione 2018 e della sua visione del futuro per il teatro Comunale di Bologna.

Buona visione e buon ascolto!

 

Foto: Rocco Casaluci

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