“Sbagliato nel merito e nel metodo”. Sindaci e sindacati bocciano il “Piano di Sostenibilità 2013” dell’Ausl e chiedono la convocazione di una conferenza metropolitana per discutere come affrontare i tagli alla sanità. Il sindaco di Pieve di Cento: “Queste misure non possono essere annunciate via mail”.

C’è il Comune che vedrà chiudere il servizio di pediatria di comunità, costringendo le famiglie a prendere due autobus per raggiungere l’ambulatorio più vicino dove far vaccinare il proprio figlio, oppure c’è l’ospedale che vedrà la riduzione di posti letto.
I tagli alla Sanità sono stati annunciati da tempo, ma le modalità e le misure adottate dall’Ausl di Bologna non piacciono nè ai sindaci nè alle parti sociali.
Formalmente l’azienda sanitaria parla di un prolungamento delle riduzioni di servizio che si praticano durante il periodo estivo, ma la preoccupazione è che i tagli possano diventare definitivi e, soprattutto, colpire presìdi territoriali importanti.

“Nel Comune di Pieve di Cento – lamenta ai nostri microfoni il primo cittadino, Sergio Maccagnani – verrà chiuso l’ambulatorio per le vaccinazioni, un servizio aperto un giorno a settimana e che di sicuro non ha un grosso impatto sulla spesa sanitaria”. L’impatto, per il sindaco, lo avrà eccome sui cittadinini, che per raggiungere il presidio più vicino dovrebbero cambiare due autobus.
Insieme a Maccagnani, altri sette sindaci della Provincia di Bologna (tra cui anche Casalecchio, Granarolo e Bentivoglio) hanno protestato e scritto una nota formale in cui contestano le decisioni prese dall’Ausl e semplicemente comunicate ai Comuni.

“Non è possibile che decisioni di questo tipo vengano comunicate via mail – insiste il sindaco di Pieve di Cento – Fino ad ora abbiamo sempre discusso insieme dei problemi e delle possibili soluzioni. I sindaci sono pur sempre i primi responsabili delle questioni sanitarie che riguardano un territorio”.
Gli amministratori locali, dunque, chiedono all’azienda sanitaria un incontro, una conferenza metropolitana in cui possano essere decise le misure necessarie e le possibili soluzioni, “a fronte di un piano in cui l’Ausl ci dica che obiettivi ha”, sottolinea Maccagnani.

Sulla stessa linea anche la Cgil. “L’azienda ci aveva promesso un incontro agli inizi di settembre che non è stato mai convocato – racconta Michele Vannini di Fp Cgil – I lavoratori, già durante l’estate, avevano manifestato la preoccupazione che le riduzioni estive potessero diventare definitive”.
Per il sindacato, comunque, i margini per una riorganizzazione che salvi i servizi ci sono, ma va discussa pubblicamente insieme alle parti sociali e agli enti locali. In ogni caso, però, occorre mettere mano ai criteri decisi dallo Stato sul contenimento della spesa, in particolare sullo sblocco del turnover.

Infine c’è lo spauracchio delle privatizzazioni. “L’azienda ha affermato chiaramente che non intende ricorrere al mercato privato – precisa Vannini – ma è chiaro che se una persona deve percorrere lughe distanze per l’erogazione di una prestazione, ed invece ha un privato che offre il servizio vicino casa, ciò potrebbe segnare una sorta di privatizzazione indiretta”.