Ieri il re di Spagna Juan Carlos di Borbone ha annunciato l’abdicazione in favore del figlio Felipe. Dopo la notizia, si torna a parlare della possibilità di un referendum che permetta agli spagnoli di scegliere tra repubblica e monarchia.

Dopo 39 anni di regno, ieri, in un discorso in diretta agli spagnoli, Re Juan Carlos di Borbone, sovrano di Spagna ha annunciato di abdicare in favore di suo figlio Felipe. Stando a quanto riferito, il nuovo re prenderà il nome di Felipe VI.

In realtà più che di una abdicazione effettiva si tratta di un annuncio. La Costituzione spagnola vigente, infatti, pur riconoscendo al sovrano la facoltà di abdicare, non regola la materia e non ne specifica la procedura. Per questo, proprio in queste ore, il Primo Ministro Rajoy sta presentando al Parlamento una legge che disciplini il passaggio della corona. Il provvedimento non dovrebbe avere difficoltà a passare l’esame di Camera e Senato, visto l’appoggio del Partito Popolare e del Partito Socialista, come ci conferma Luca Tancredi Barone, corrispondente del quotidiano “Il Manifesto” in Spagna.

Juan Carlos diventò Capo dello Stato nel 1975, su iniziativa dello stesso dittatore Francisco Franco, e decise di intraprendere un cammino che lo ha portato a disegare la Spagna democratica di oggi.” spiega il giornalista. “Questa democrazia nata dalla transizione -continua Tancredi Barone- ha dei limiti, primo fra tutti, l’esistenza stessa della monarchia. A questo punto, forse sarebbe il caso di rivedere la forma monarchica.”

All’annuncio dell’abdicazione migliaia di persone in tutta la Spagna sono scese in piazza per chiedere un referendum sulla monarchia. Quello che si reclama è la possibilità di scegliere, in una consultazione democratica, tra repubblica e monarchia.

“Con l’80% dei seggi alle Cortes (l’organo legislativo spagnolo) il Partito Popolare e il Partito Socialista garantiranno che questo referendum non si celebri ma, questo è un elemento emerso dalle ultime elezioni europee, i due partiti non rappresentano più la maggioranza degli spagnoli.” sostiene il corrispondente de “Il Manifesto”.

E’ difficile che accada oggi -conclude Tancredi Barone- ma sarebbe ora che si mettesse mano alla Costituzione. Vista anche la difficoltà delle istuzioni spagnole, tutto porta a credere che una classe politica intelligente o un capo dello stato, prima o poi dovranno mettere sul tappeto la questione di rivedere la Costituzione, ripensarla e forse anche cambiarla.

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