In attesa che vedano la luce i corsi di formazione, il Comitato promotore per l’assistenza sessuale ai disabili è stato formalmente riconosciuto dalla Provincia. Maximiliano Ulivieri, fondatore del Comitato, ci racconta i passi avanti e gli obiettivi del progetto.

E’ trascorso un anno da quando Max Ulivieri lanciò una petizione online per far emergere nel nostro paese la necessità dell’assistenza sessuale ai disabili.  Da allora ha fondato, insieme ad altre persone, un “Comitato promotore per la realizzazione ed il sostegno di iniziative popolari per l’assistenza sessuale”, ora riconosciuto dalla Provincia con l’iscrizione al registro delle organizzazioni di volontariato del territorio.

Soprattutto, è in cantiere la preparazione di corsi di formazione per assistenti sessuali. Potrebbero essere una realtà già nel 2014 a Bologna, ma Ulivieri tiene a precisare “che i corsi possano iniziare a gennaio è una mia speranza, ma purtroppo non c’è ancora nessuna certezza che questo avvenga”. Non nasconde però la soddisfazione per i primi passi avanti del suo progetto: “è stato formalizzato il nostro Comitato, che ora è un’associazione riconosciuta. E’ la prima e unica in Italia in tal senso”.

Così, in attesa che i corsi di formazione vedano la luce (il loro programma è in fase di preparazione, grazie all’aiuto di due operatori, uno svizzero e uno tedesco, da oltre 10 anni assistenti sessuali), ci siamo fatti spiegare il ruolo dell’assistente sessuale, una figura riconosciuta già da diversi anni in altri Paesi. “Si occupa dell’aspetto psico-fisico di persone con disabilità gravi – spiega Ulivieri – in situazioni per cui non riescono a vivere l’aspetto della propria sessualità, sia intima e personale, che in relazione con altre persone”. Queste figure professionali, che possono essere di entrambi i sessi, lavorano “per attivare queste emozioni in persone che, per via della propria disabilità, non hanno mai potuto avere rapporti sessuali, né conoscere il proprio corpo”.

Per Ulivieri, l’obiettivo più importante che si deve raggiungere in Italia è quello di dare la possibilità ai disabili di scegliere se provare o meno queste esperienze: “l’assistenza sessuale non è la panacea di tutti i mali, però le persone devono avere la possibilità di scegliere o meno di fare questo tentativo. In questo momento in Italia un disabile non può decidere, e io voglio lottare in questo senso”.

Per farlo, è necessario che quella di assistente sessuale venga riconosciuta anche nel nostro Paese come “figura professionale”. In questa direzione, il Comitato si è attivato per portare avanti una proposta di legge in Parlamento, dove conta sull’appoggio e l’impegno di alcuni parlamentari.

Andrea Perolino