I lavoratori dei fast food hanno scioperato quest’oggi nei servizi di ristoro delle stazioni, aereoporti, autogrill e centri commerciali. Forte l’adesione registrata, tra il 55% e il 90%. I lavoratori denunciano la prossima scadenza del contratto collettivo, l’utilizzo di apprendistato e voucher e mobbing diffuso.

Contratti da apprendista, nessuna contribuzione e atti ripetuti di mobbing. E’ questo il quadro desolante descritto oggi da lavoratori e rappresentanti sindacali, che hanno preso parte allo sciopero che ha interessato tutti i lavoratori dei fast food. Ieri era la giornata modiale di sciopero del settore, e oggi, si è celebrata quella nazionale.

In Italia il problema è il mancato rinnovo del contratto nazionale. Dal prossimo 31 dicembre i lavoratori non avranno più un contratto collettivo, poichè la parte datoriale, la FIPE, ha annunciato la disdetta. Non ci sarà, dunque, alcun aumento salariale, in un contesto nel quale gli stipendi sono già al limite della sopravvivenza.

“Esiste poi un caso Bologna -spiega Gaia Stanzani, delegata Cgil– dove si è scoperto che tutte le assunzioni fatte da McDonald, e dalle compagnie in franchising, nell’ultimo anno erano costituite da contratti di tirocinio e voucher, tali da non superare un salario di 500 euro al mese: una sorta di rimborso spese che non prevede nessun versamento contributivo, nessuna tredicesima e alcun giorno di ferie.”

“McDonald in franchising -continua Stanzani, presente al presidio al centro commerciale Le Piazze di Castel Maggiore- ha assunto qui a “Le Piazze” tutti i lavoratori con contratti, nel migliore dei casi di apprendistato, o per il resto con contratti a voucher, che sono contratti da 30 giorni lavorativi senza contributi.”

Ma è il mobbing, ad ascoltare le testimonianze delle lavoratrici che l’hanno subito, ad apparire come una sorta di strategia industriale stabilita. Lavori umilianti, pressioni psicologiche e fisiche, sembrano il pane quotidiano degli impiegati di questo McDonald.

“Ci sono mansioni fatte apposta per umiliare le lavoratrici -racconta Gaia Stanzani, mentre le fanno eco le lavoratrici coinvolte- come pulire per 5 giorni di fila un bagno pulito, o raccogliere mozziconi sotto la pioggia per una settimana. E’ qualcosa che ci riporta indietro di 50 anni, nelle relazioni tra datore di lavoro, lavoratori e organizzazioni sindacali. Lavoratori che, visti i contratti, si vedono negare il diritto di sciopero. Presenti, in questo presidio, anche i lavoratori Eataly che, per bocca del delegato Francesco De Vincenti, esprimono la loro solidarietà ai lavoratori McDonald, e sottolineano che, nella loro azienda, le criticità non hanno raggiunto questi livelli insostenibili, pur essendo, anch’essi, senza un contratto collettivo.