Il rapporto Censis-Rbm: sempre più italiani si rivolgono al privato, che assorbe 34,5 miliardi della spesa per le prestazioni sanitarie. Aumentano gli italiani (11 milioni) che rinunciano o rinviano le cure a causa di difficoltà economiche e liste d’attesa. A ridursi, invece, è la percezione della qualità del servizio sanitario nazionale, con grandi differenze tra Nord e Sud del Paese.

34,5 miliardi di euro per spesa sanitaria privata, a cui 10,2 milioni di italiani fanno maggiore ricorso rispetto a passato. Di questi, il 72,6% lo fa a causa delle liste d’attesa interminabili. E ancora ticket per prestazioni pubbliche che nel 45,4% dei casi, comportano una spesa uguale o poco più bassa rispetto al privato.
È la fotografia scattata dalla ricerca sulla sanità pubblica e integrativa presentata questa mattina da Censis e Rbm Assicurazione Salute. Il rapporto si concentra anche sulla cosiddetta “sanità negata”: “Erano 9 milioni nel 2012, sono diventati 11 milioni nel 2016 – si legge – Gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni“. Il fenomeno “riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials”, cioè i nati dopo il 2000.

Il servizio sanitario nazionale – commenta ai nostri miocrofoni Ketty Vaccaro, responsabile settore Welfare e Sanità del Censis e tra le curatrici della ricerca – Non è più in grado di assicurare l’accesso alle cure secondo la modalità universlistica. Gli italiani devono mettere sempre più mano al portafogli per accedere alle prestazioni, soprattutto diagnostiche e specialistiche, per cui trovano liste d’attesa spesso insuperabili”. Il fatto è, continua Vaccaro, che “questi portafogli sono spesso diversi, per cui c’è chi può permettersi di pagare di tasca propria, c’è chi invece non può”. “La lunghezza delle liste d’attesa – conferma il rapporto Censis-Rbm – È il paradigma delle difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità a pagamento”. La crescita della spesa per la sanità privata, infatti, si spiega soprattutto alla luce delle liste di attesa nel pubblico e di ticket sostanzialmente uguali nei due settori.

Significativa la percezione della qualità delle prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale. “Per il 45,1% degli italiani – riporta la ricerca – La qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud), per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est)”.

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