Il prossimo sabato 7 marzo, alle 17, partirà da Piazza della Signoria a Firenze una manifestazione organizzata dal collettivo Hamseda, nato di recente da una spaccatura interna del movimento Donna Vita Libertà fiorentino. La manifestazione nasce dalla volontà di opporsi tanto al regime degli ayatollah e alla brutale repressione degli ultimi mesi, quanto all’aggressione statunitense e israeliana che ha portato all’escalation militare nel Golfo Persico a cui stiamo assistendo da ormai cinque giorni.
A Firenze gli iraniani in piazza contro la guerra e contro il regime
Tra la fine dello scorso dicembre e l’inizio di gennaio in Iran si sono tenute manifestazioni di massa in tutte le maggiori città del Paese, e la repressione del regime è stata brutale: le stesse autorità iraniane hanno riportato, a metà gennaio, di aver ucciso almeno 2000 persone, ma il numero delle vittime è molto contestato e ci sono buone ragioni per credere che sia ben più alto. Migliaia di persone, inoltre, sono state arrestate e rischiano la pena di morte. Dopo qualche settimana di trattative sul programma nucleare iraniano, gli Stati Uniti hanno iniziato l’offensiva contro l’Iran – a cui si è unito quasi subito l’esercito israeliano – lo scorso sabato. Da allora, il conflitto si è allargato ed è andato a coinvolgere Dubai, Qatar, Bahrain, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita, colpiti da missili iraniani volti ad intaccare le infrastrutture militari statunitensi.
Molti iraniani, sia in patria che in diaspora, hanno esultato per l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, e queste reazioni hanno portato ad una forte polarizzazione nell’opinione pubblica occidentale. Da una parte, il cosiddetto “attacco preventivo” di Stati Uniti e Israele è stato fermamente condannato da più parti, in primo luogo in quanto palese violazione del diritto internazionale. Il presidente Trump aveva affermato, nelle scorse settimane, di voler intervenire per rovesciare il regime iraniano e a supporto della popolazione civile. Le motivazioni dell’aggressione, tuttavia, sono ben più complesse e sicuramente la preoccupazione per i cittadini iraniani non è tra queste: al punto che uno dei primi attacchi missilistici israeliani, già oggetto di un’indagine dell’Alto Comitato dei diritti umani dell’Onu, è andato a colpire una scuola femminile di Teheran, uccidendo circa 200 persone.
D’altra parte, c’è chi vede di buon occhio l’intervento statunitense, dimenticando forse quali sono stati gli esiti di altre campagne simili nel passato, come nel caso dell’Iraq. E’ proprio da questo tipo di considerazione che prende le mosse il collettivo appena nato a Firenze: non si può manifestare in solidarietà con il popolo iraniano e contro la brutalità del regime senza al contempo condannare l’ingerenza statunitense e israeliana, nella convinzione che il cambiamento debba venire dal basso. “Siamo convinti che la guerra non porti mai democrazia e libertà, come abbiamo imparato dall’Iraq” – ha affermato Mahnaz Lamei, iraniana fiorentina membro del collettivo Hamseda – “Il cambiamento dall’alto non ha mai portato a nulla”. Ha inoltre espresso preoccupazione per la recente mobilitazione a sostegno degli Stati Uniti di gruppi curdi dell’Iran: “Il mio timore è che, ora che è scoppiata la guerra, il mio popolo sia diviso. Sembra che l’obiettivo sia dividere l’Iran nelle sue varie etnie, così che Israele rimanga l’unico potere nella zona che può comandare”. La paura di molti iraniani espatriati, in generale, è che il conflitto porti a scenari peggiori di quello attuale, come ad una dittatura militare dei pasdaran.
La scorsa domenica si era tenuto a Firenze un altro corteo contro l’attacco Usa, e aveva fatto molto discutere l’intervento dell’attivista iraniana Leila Farahbakhsh, che aveva duramente criticato i manifestanti per non essere scesi in piazza nelle scorse settimane – mentre il regime torturava i suoi connazionali – ma solo in seguito all’inizio del conflitto. Lamei si è espressa a riguardo, dando in parte ragione a queste critiche: “E’ vero, una parte della sinistra ha mancato di mobilitarsi dopo la repressione di gennaio. Ma è lo stesso errore di miopia che compie chi esalta l’intervento Usa. Pensare che il nemico del mio nemico sia mio amico rischia solo di portare sull’Iran conseguenze peggiori”. La polarizzazione del dibattito pubblico che abbiamo osservato a livello europeo e nazionale, quindi, si riflette anche nelle vicende della società civile fiorentina.







