È un risultato magrissimo quello che il M5S ha collezionato dalle elezioni regionali in Liguria. Un 4,6% che testimonia il protrarsi di una crisi che si era già manifestata alle elezioni europee e che si è acuita, anche (ma non solo) a causa dello scontro tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo.
Quest’ultimo, oltre a non essere andato a votare, poche ore prima dell’apertura delle urne aveva affermato che «ormai il M5s non esiste più». Nelle parole di Grillo, però, non c’è solo lo scorso per l’interruzione della consulenza da 300mila euro all’anno o la contesa per il simbolo del movimento. Secondo Giuliano Santoro, giornalista de il Manifesto, quelle parole hanno un peso anche politico.

Le regionali in Liguria confermano la crisi del M5S: le ragioni

«Quello che ha detto Grillo andrebbe preso sul serio – osserva Santoro – Il M5S della piattaforma online, della restituzione degli stipendi, del no alle alleanze e del vincolo dei due mandati oggettivamente non esiste più».
A parte lo scontro tra Conte e Grillo, la parabola del M5S sembra uguale in tutto e per tutto a quella di altri partiti analoghi a livello europeo, che hanno avuto una grande esplosione grazie a retoriche populiste e gentiste e poi si sono sgonfiati e non esistono più nella forma originaria.

Resta da capire se il M5S non esiste più nella sua forma originaria o se non esiste più e basta.
«Il M5S continua a esistere in qualche modo – afferma il giornalista – Ieri Conte, ammettendo la sconfitta ligure, ha detto che ci sono ancora più motivi per fare l’assemblea costituente e rifondare il M5S. La sfida che si trova davanti è quella di riuscire a tenere alcune caratteristiche post-ideologiche e farle convivere con la scelta di campo che ormai il M5S ha fatto, collocandosi nel fronte progressista e, in Europa, entrando nel gruppo della sinistra radicale».
Una parte della crisi che il movimento sta attraversando dipende proprio da questo, perché i pentastellati hanno spesso raccolto voti sia a destra che a sinistra.

E il campo largo? È legittimo chiedere il destino della coalizione di centrosinistra e gli equilibri che si produrranno alla luce del risultato ligure. «Il Pd il suo l’ha fatto, diventando il primo partito», sottolinea Santoro.
Il giornalista evidenzia anche come la crescita di Avs sia stata possibile sia rosicchiando voti allo stesso M5S, sia adottando alcune sue tecniche, come la candidatura di indipendenti che hanno allargato il bacino elettorale.
Di sicuro questi risultati cambieranno il baricentro della coalizione. «Bisognerà vedere se Conte riuscirà ad accettarlo», conclude Santoro.

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