La battaglia contro il MuBa, progetto urbanistico per la realizzazione dl museo delle bambine e dei bambini nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini del Pilastro a Bologna, si arricchisce di un nuovo capitolo. Oltre alla lotta politica e quella dei corpi, che hanno incontrato la dura repressione delle forze dell’ordine, ora i contrari all’opera tentano la strada legale.
La consigliera di Quartiere di Potere al Popolo Francesca Fortuzzi ha presentato un esposto alla Corte dei Conti contestando diversi punti dell’iter che ha portato al progetto per la realizzazione del museo.
L’esposto di Potere al Popolo contro il progetto del MuBa al Pilastro
Nell’esposto si evidenziano alcune “criticità” rispetto al progetto e alla sua realizzazione. La prima segnalazione, spiega Fortuzi, riguarda una sospetta violazione del vincolo imposto dal Pnrr del consumo di suolo “zero” per i progetti finanziati con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, tanto che il comitato ha intenzione di verificare con Bruxelles i documenti effettivamente trasmessi in Europa per ottenere le risorse e se ci sia conformità con i vincoli dettati dal Pnrr: il museo era inizialmente previsto in un’area con una pavimentazione già esistente, ricostruisce la consigliera di quartiere, ma sarà realizzato in una zona del parco. «Com’è possibile che abbia vinto un bando che prevedeva il consumo zero di suolo una proposta che prevede, invece, il consumo di suolo? Si dovrebbe fare un altro bando», contesta Fortuzzi.
Altri problemi riguardano le alberature: cinque piante sono state già abbattute, ma secondo MuBasta, il Pnrr stabilisce che i progetti, per essere approvati, non arrechino danni all’ambiente.
E ancora: altre rimostranze riguardano il percorso partecipativo realizzato dal Comune attraverso la Fondazione per l’Innovazione Urbana. Sul MuBa c’è stato «solo un coinvolgimento della sfera amministrativa del quartiere, delle associazioni del terzo settore già assegnatarie di spazi, di due classi elementari e qualche insegnante e di alcuni adolescenti che frequentano la Casa gialla. In tutto forse un centinaio di persone. Secondo il percorso indicato nel cronoprogramma, era prevista un’assemblea pubblica precedente all’assegnazione dei lavori», che, di fatto, denuncia la consigliera, non c’è mai stata, perché la riunione organizzata dal Comune il 16 dicembre è stata convocata quando il progetto era già stato approvato e nel quartiere montavano i primi segnali di dissenso.
«Il consumo zero di suolo si ottiene con la rigenerazione. Esistono locali vuoti nelle immediate vicinanze del parco, perché non usare quelli? – incalza Fortuzzi – Da dicembre ho avuto un difficilissimo accesso al confronto. Voglio segnalare le ripetute richieste di confronto da gennaio fino a oggi, sempre rifiutato. Ogni contestazione civile che non violi legge deve essere ascoltata – protesta l’esponente di Pap – Un’amministrazione di sinistra può usare la celere per zittire il dissenso? Chi vive al Pilastro non dimenticherà la violenza contro la cittadinanza, due bambini picchiati con manganelli, bambini a cui sono stati presi cellulari. Hanno gasato un intero quartiere. Al Pilastro non c’è una popolazione a cui fare l’elemosina con un abito nuovo impossibile da indossare, per un tornaconto di fama», ammonisce.
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