Il Comune di Bologna si schiera con le vittime di omolesbobitransfobia. La giunta Lepore ha infatti approvato una delibera che impegna l’Amministrazione a valutare la costituzione di parte civile nei procedimenti penali per reati di matrice omolesbobitransfobica commessi sul territorio cittadino.
Il provvedimento, presentato dalla vicesindaca Emily Clancy, mira a colpire non solo le aggressioni fisiche, ma anche gli atti intimidatori rivolti contro gli spazi di aggregazione della comunità lgbtqia+. La decisione finale sulla fattibilità processuale spetterà, caso per caso, all’Avvocatura comunale, previa raccolta del consenso delle vittime.
Omolesbobitransfobia, la scelta del Comune di Bologna
L’iniziativa nasce in seno alla Rete RE.A.DY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni), su impulso dell’associazione di giuristi Rete Lenford. Bologna si unisce così a Milano, diventando uno dei primi grandi centri italiani a formalizzare questo strumento di contrasto ai crimini d’odio.
«Ogni atto di discriminazione è un ostacolo al godimento del diritto a un’esistenza sicura e dignitosa», si legge nella nota del Comune, che sottolinea come la violenza basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere rappresenti un danno per l’intera collettività.
Un punto centrale della delibera riguarda la destinazione delle risorse: gli eventuali risarcimenti danni ottenuti in sede giudiziaria non resteranno nelle casse generiche dell’ente, ma saranno devoluti interamente al sostegno di azioni di prevenzione.
Da questo punto di vista, Bologna ha già diversi strumenti in campo, come il Centro Antidiscriminazione, sostenuto da Palazzo D’Accursio e articolato in “Spazio Cassero” (Arcigay) e “STAR” (Movimento Identità Trans), entrambi riconosciuti dall’Unar.
Tra il 2023 e il 2025, inoltre, il diritto all’identità alias è stato esteso ai dipendenti comunali, agli abbonamenti Tper e ai servizi bibliotecari.
Lo scorso anno, infine, è stato firmato un protocollo d’intesa tra Comune, Prefettura, Regione e organi giudiziari per promuovere la cultura del rispetto.







