Un altro morto d’amianto all’Officina Grandi Riparazioni di Bologna, l’azienda che si occupa di manutenzione di treni. Giovedì scorso è scomparso per un tumore causato dall’esposizione alle fibre d’amianto Enzo Sermenghi, di 66 anni. La stessa sorte è toccata, appena qualche giorno prima, a Valter Nerozzi, anche lui per un mesotelioma pleurico. Salvatore Fais, memoria storica dell’azienda, parla di “una situazione assurda”.

Due decessi in un mese, entrambi per un mesotelioma causato dall’esposizione alle fibre d’amianto. La paura tra i lavoratori dell’Ogr – l’Officina Grandi Riparazioni di Bologna, che si occupa della riparazione dei treni – è in continuo aumento. “La situazione non è di ansia, stiamo proprio a livelli di panico – racconta Salvatore Fais, impiegato Ogr e memoria storica delle officine – C’è un crescendo, due decessi da mesotelioma in un mese accrescono la preoccupazione, anche per quelli più giovani”.

La paura, certo, ma anche la rabbia. Perché di amianto ce n’è ancora, anche se non ai livelli degli anni ’80, e per ammalarsi basta una fibra. “Tutti dicono che non c’è più amianto, mentre invece ce n’è ancora e ce ne sarà per anni – spiega ancora Fais – Ancora si parla di “Piano Nazionale Amianto”, e mentre a Roma discutono qua nel territorio si continua a morire“.

Sono una quindicina le denunce mosse da ex-dipendenti nei confronti dell’azienda. “Per forza di cose si devono fare le cause, per il riconoscimento dei benefici di legge perché come ferrovieri ne siamo esclusi, nonostante un’aspettativa di vita minore” – spiega Fais, che poi aggiunge con amarezza: “qua si rischia di morire sul lavoro senza neanche avere la possibilità di andare in pensione”.

Tante, troppe morti per i lavoratori Ogr. Attualmente altre 7-8 persone sono in cura, alcune ammalate in modo grave. Forse “sono destinate ad aumentare nei prossimi anni”, avverte Fais, che racconta: “al funerale di Enzo ci guardavamo intorno e ci chiedevamo “chi manca?”. È un vivere con l’ansia continua che un colpo di tosse sia segnale che qualcosa non va. È una situazione assurda“.

Andrea Perolino

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