Sembra raggiunto, almeno secondo fonti iraniane, l’accordo sul nucleare del paese degli Ayatollah. Nonostante Catherine Ashton, Alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri, plachi gli entusiasmi, la ripresa del negoziato con i 5+1, il 17 marzo, potrebbe segnare una svolta storica.

Gli accordi del 20 novembre scorso tra Iran e gruppo dei 5+1 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Germania) potrebbero portare ad un’intesa definitiva e durevole sul nucleare iraniano. Gli accordi dello scorso autunno, che avevano una durata di 6 mesi prorogabili, potrebbero costituire la base di un accordo stabile, da definire nei nuovi negoziati tra Iran e 5+1, che inizieranno il prossimo 17 marzo.

E’ quanto emerge dalla tre giorni di colloqui, appena conclusasi a Vienna. A riferirlo il vice ministro degli Esteri iraniano e capo negoziatore del Paese, Abbas Araghchi, che ha assicurato come sia stato definito un piano d’azione in vista dei negoziati di marzo. Meno entusiasta Catherine Ashton, convinta che ci sia ancora molto da fare.

Oltre le dichiarazioni, resta la condivisione sui temi principali del dossier sul nucleare iraniano. Il paese potrà continuare il programma nucleare a scopo civile (arricchimento dell’uranio al 5%), si aprirà alle ispezioni dell’Agenzia Atomica e potrà mantenere il reattore di ricerca di Teheran, dove si arricchisce l’uranio al 20%.

“Restano due punti critici nell’accordo, che sono costituiti dal reattore all’acqua pesante di Arak e dalle 19 mila centrifughe presenti nel paese e sulla loro destinazione.” spiega Giuseppe Acconcia, giornalista de “Il Manifesto”.

“Si tratta di un accordo trimestrale. Sarà poi possibile raggiungere un accordo definitivo tra 6 mesi, come nelle intenzioni del governo iraniano. E’ stato possibile -continua Acconcia- giungere a questo accordo perchè sono stati scongelati i primi 155 milioni di dollari sui 4,3 miliardi di introiti della vendita del petrolio, bloccati nelle banche europee.”

In definitiva l’intesa finale sembra ormai ad un passo, e avrà, come ripercussione da non sottovalutare, lo sdoganamento del presidente moderato Rohani sulla scena internazionale, ma anche, una nuova prospettiva dalla quale guardare alla risoluzione della crisi siriana.


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