Non sui banchi, ma tra i filari, negli allevamenti e nei laboratori di trasformazione. Sull’Appennino bolognese prende vita la “Scuola dei Mestieri della Terra”, un modello formativo innovativo presentato oggi a Palazzo Malvezzi e promosso dal Biodistretto dell’Appennino Bolognese. L’obiettivo è formare una nuova generazione di agricoltori capaci di coniugare la tradizione del biologico con le sfide imposte dallo stress climatico e dalle nuove dinamiche economiche.
La Scuola dei Mestieri della Terra
Finanziata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), l’iniziativa si propone come una risposta concreta alla transizione ecologica.
Il programma prevede 145 ore di formazione esperienziale, dove la teoria si fonde con la pratica direttamente sul campo, coinvolgendo 15 aziende agricole del territorio.
«Questi corsi sono realizzati dentro le nostre aziende. Imprese che sono anime, entusiasmo e pratica concreta – afferma Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto – È una straordinaria occasione per imparare e per innamorarsi della terra e degli animali allevati bene».
Il programma: sei percorsi tra stagionalità e innovazione
La scuola non segue il calendario accademico tradizionale, ma quello della natura. I sei percorsi tematici sono strutturati per seguire i ritmi delle produzioni.
Il primo, a partira dal 13 maggio, sarà quello sulla viticoltura. Tra ottobre e dicembre si svolgerà invece il corso di agricoltura biologica. Dall’autunno 2026 all’inverno 2027 si approfondiranno invece i temi di apicoltura e olivicoltura, mentre per l’agroecologia e la castanicoltura occorrerà attendere il primo semestre del 2027.
Oltre alle tecniche di coltivazione, ampio spazio sarà dato alla multifunzionalità: trasformazione alimentare, agriturismo, ristorazione e fattorie didattiche, elementi chiave per la sostenibilità economica delle aree interne.
Nonostante il forte radicamento locale, il progetto ha un respiro nazionale. La partecipazione è gratuita e aperta a operatori di tutta Italia, con la possibilità di seguire alcuni moduli in modalità ibrida.
A garantire l’alto profilo tecnico è una rete scientifica di rilievo, che vede la collaborazione di esperti come Enzo Mescalchin (Fondazione E. Mach), Carlo Triarico (Associazione Biodinamica) e ricercatori dell’Università di Padova. L’idea è quella di abbattere il muro tra ricerca accademica e attività quotidiana in campo, rendendo le competenze immediatamente applicabili.
I corsi sono rivolti ad aziende biologiche, imprese in conversione e professionisti del settore. Le iscrizioni sono gestite tramite la piattaforma Demetra Formazione. Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza.
Per ulteriori dettagli e iscrizioni, è possibile consultare il sito ufficiale.
ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCIO CAVAZZONI:







