Napoli Milionaria, l’opera di Nino Rota del 1977 tratta dalla commedia omonima di De Filippo del 1945 andrà in scena al Comunale Nuveau dal 12 al 17 giugno e sarà l’ultima opera della stagione nello spazio fieristico che, dal febbraio 2023, è stato una casa temporanea per la comunità teatrale del Teatro Comunale di Bologna. La strada “verso Itaca” è stata lunga, spiega la Sovrintendente Elisabetta Riva, ed ancora tanto lavoro c’è da fare dentro il teatro nel centro storico bolognese che ha aperto oggi le porte del Foyer Rossini mostrando ancora applique, sedie e divanetti accatastati nel corridoi dei diversi ordini del teatro. Quest’opera mette in scena una società in crisi che cerca di ricostruirsi come comunità dopo una guerra, afferma Riva ed anche la comunità che ruota attorno al teatro cerca di ricrearsi dopo l’allontanamento forzato dalla propria sede. Questo lavoro, in cui convivono tragedia e ironia, con la forza della storia che racconta, riesce a parlare al pubblico contemporaneo scosso da numerosi conflitti nel panorama internazionale e che perciò riesce a specchiarsi nelle situazioni narrate. Il regista Marcelo Lombardero ha sottolinato in conferenza stampa che Napoli Milionaria parla della nostra storia recente, ma lo fa dalla giusta distanza: gli 80 anni che ci separano da quelle vicende cioè ci permettono di comprenderla “come rivelazione del popolo”.

Questo allestimento di Napoli Milionaria ha richiesto uno sforzo produttivo enorme per il teatro bolognese dato che richiede un’organico considerevole sia per l’orchestra, molto ricca, tanto che, ha tenuto a rivelare il  Direttore artistico del Teatro Comunale Pierangelo Conte, in buca “si è dovuto far spazio alla celesta e a molte percussioni”, che per la presenza di 20 personaggi in scena oltre al coro.

Per realizzare nel teatro bolognese il sogno di mettere in scena quest’opera che Elisabetta Riva condivideva con Lombardero da alcuni anni, è stato necessario inserire nella produzione 10 giovani artisti, tra i migliori ex corsisti della Scuola dell’opera interna al teatro, ai quali è stata proposta, dopo la conclusione dell’anno accademico, l’opportunità di essere inseriti in un percorso di “sviluppo di carriera”, partecipando alla produzione e quindi con la possibilità di condividere il palco con grandi artisti.

Il direttore d’orchestra chiamato ad affrontare questa produzione così complessa è James Feddeck che aveva già diretto Napoli Milionaria, ma in forma ridotta sia nell’organico orchestrale che nel numero dei personaggi. Feddeck mette in evidenza come Nino Rota, nel costruire la partitura, sia riuscito in maniera geniale a tessere le relazioni tra i personaggi amalgamando stili musicali differenti: c’è la musica tradizionale napoletana con le sue famose seste napoletane, c’è il jazz, la big band, il boogie, il blues, tutto ben fuso insieme con precise motivazioni che derivano dalla trama stessa: a Napoli con la liberazione arrivano ritmi nuovi portati dai soldati americani e questocrea una sorta di globalizzazione musicale. Il compositore ha creato una partitura vocalmente complessa che “si pone come eredità del belcanto, afferma Feddeck– arricchita dalla sensibilità drammatica innovativa di Rota e dalla sua capacità di intrecciare la canzone napoletana con una scrittura orchestrale raffinata” in cui ogni personaggio ha un suo proprio motivo distinto fino a che, nel terzo atto, tiene a precisare il direttore d’orchestra, con grande rapidità si alternano gli stili. “Cambia lo stile musicale in coincidenza con un cambiamento nella storia. Questi motivi si intrecciano e si dissolvono l’uno nell’altro, rispecchiando il disfacimento psicologico e morale dei personaggi in scena”.

Il regista Marcelo Lombardero, con un tono che dimostra di essersi fortemente appassionato a questo lavoro, sottolinea come ogni singolo personaggio, dai principali a quelli che pronunciano poche battute, “ha una sua storia importante da raccontare, è un personaggio ricco”. E questa ricchezza deriva da tutto quello che ha vissuto durante la guerra, dalle esperienze maturate, dal dolore provato. “E’ un’opera polifonica- spiega- con un cast enorme, una narrazione epica di una storia di guerra i cui protagonisti non sono eroi, sono persone sopravvissute”.

Se Gennaro e Amalia insieme alle loro figlie sono i personaggi principali della vicenda, tutti gli altri numerosi personaggi supportano le loro storie, racconta Lombardero. “Edoardo diceva, quando la commedia ha debuttato nel ’46, –Ha da passà ‘a nuttata – ci sarà la speranza, però le guerre creano una distruzione tale che non è finita quando tacciono le armi”.

Anche nel nostro presente sembra che la nuttata abbia da passà. Non vediamo ancora l’alba in questo passo oscuro della nostra storia. Per questo, come auspica la Sovrintendete Riva, il pubblico amerà questa messa in scena, perchè metterà ciascuno/a di fronte a a una società che deve ricostruire legami, ritrovarsi e ricominciare.

Lombardero sollecitato a mettere in connessione l’opera di Rota con il film Napoli Milionaria del 1950 diretto dallo stesso Eduardo De Filippo, afferma che il rapporto col film passa attraverso i temi della colonna sonora ripresa da Rota per l’opera del ’77. Alcune arie di Amalia derivano dalle melopdieprincipali del film, tuttavia la connessione è molto più forte, a suo avviso, con la commedia originale di Eduardo più che col film. Il film è probabilmente stato il seme iniziale che lo ha portato a realizzare l’opera che si è concretizzata grazie a Menotti che l’ha voluta per il Festival dei De Mondi di Spoleto del 77 con la regia proprio di Eduardo.

Napoli Milionaria fu accolta con riserve da parte della critica, poi è diventata un titolo significativo del teatro musicale del secondo Novecento pur essendo poco rappresentata, dato l’organico imponente che crea problemi di fattibilità, oltre a difficoltà anche linguistiche che richiedono, soprattutto per il coro, dei coach lingustici per il napoletano. Quando Rota la compone è già stato acclamato come autore della colonna sonora di Amarcord di Fellini che vinse l’oscar nel 1973, in quest’opera riesce a scrivere musiche che, come tiene a dire il direttore James Feddeck, raccontano da sole lo sviluppo della trama pur affiancandosi al testo. I cantanti sono chiamati a lavorare sulla raffinata partitura di Rota seguendo la chiarezza della scrittura vocale in cui a parere di Feddeck “il ritmo cantato nasce dal ritmo parlato così che basta pronunciare le parole, che vengono prima, la musica segue. Done il ritmo si intensifica anche il parlato è denso, concitato, tutto in Rota è naturale.”

Paolo Bordogna, basso- baritono che interpreta Gennaro Jovine nell’opera, chiamato in causa, ferma l’attenzione sulla scena in cui Gennaro narra la sua deportazione e il cantante deve intonare delle note complesse e distanti da quelle del basso ostinato sottostante che deve creare il clima drammatico, tuttavia la fusione dei due elementi a suo avviso crea un perfetto risultato drammatico che viene sorprendentemente rotto dall’irruzione di un piatto di peperoni sulla scena accompagnati da una squillante battuta in stile mercatesco “Peperoni imbottiti” come a voler sottolineare, da parte del compositore, come la voglia di sopravvivere della gente soffochi i dolori passati in guerra per un’istinto a continuare a vivere.

In alternanza Gennaro sarà interpretato da Bordogna il 12,14 e 17 giugno e da Bruno Taddia il 13 e 16. La moglie Amalia sarà impersonata da Carmen Giannattasio nel primo cast e da Laura Stella nel secondo. La splendida Mariam Battistelli sarà invece la figlia Maria Rosaria nel primo cast, sostituita nelle altre repliche da Claudia Ceraulo. Marco Miglietta sarà il figlio Amedeo nel primo cast mentre Raffaele Feo nel secondo. Nella parte di Errico “settebellizze” si alterneranno Matteo Falcier e Kazuki Yoshida mentre nella parte di Peppe o Cricco ci sarà Giulio Iermini in tutte le date così come Luca Park interpreterà il ragioniere Riccardo Spasiano, Michele Patti vestirà i panni di Federico e di Jonny. Michele Giaquinto sarà “O Miezo Prevete” e Xin Zhang Pascalino o Pittore. Yuri Guerra vestirà i panni del brigadiere Ciappa, Benedetta Mazzetto quelli di Adelaide Schiano, Eleonora Filipponi, sarà Assunta sua nipote e Chiara Salentino sarà Donna Peppenella nel primo cast e Lucia Michelazzo nel secondo. Donna Vincenza sarà impersonata da Maria Adele Magnelli nel primo cast e da Rosa Guarracino nel secondo. E ancora Rituccia, la più piccola figlia di Gennaro è interpretata in alternanza da Vittoria Liguori e Agata Murgo che fanno parte del coro di voci bianche del teatro, Il maresciallo sarà Sandro Pucci alternato a Gianluca Monti; una guardia sarà interpretata da Francesco Amodio alternato a Davide Minoliti; una donna del popolo è interpretata da Fanny Eszter Fogel; il capo palazzo in alternanza da Enrico Piccinni Leopardi e Pasquale Conticelli. Completano il cast artistico 4 mimi allievi della Bernstein School of Musical Theater BSMT.

Non mancherà i coro del teatro con il suo maestro Giovanni Farina, il disegno luci sarà realizzato dallo stesso regista argentino Marcelo Lombardero che nella sua squadra ha la costumista Luciana Gutman e lo scenografo Diego Siliano.

Le aspettative sono alte, i motivi di curiosità per quest’opera imponente e poco rappresentata non mancano, non resta che acquistare i biglietti sul sito www.tcbo.it tramite Vivaticket oppure recandosi alla biglietteria del Teatro Comunale aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15 in Largo respighi1. Nei giorni di spettacolo, i biglietti sono acquistabili da un ora prima della recita fino a 15 minuti dopo l’alzata di sipario.

Buona visione e buon ascolto a tutti e tutte, se non in teatro, eventualmente anche su Radio 3 che trasmetterà la diretta il 12 giugno alle ore 20.