È morto nella notte, a 95 anni, Nelson Mandela. A darne l’annuncio il presidente sudafricano Jacob Zuma, che ha espresso gratitudine a “Madiba”. Commozione in tutto il Mondo. Obama: “Era il mio esempio”.

È morto questa notte all’età di 95 anni il simbolo della lotta anti-apartheid Nelson Mandela. Dopo settimane in cui la sua salute era peggiorata a causa di un’infezione polmonare, Mandela si è spento “serenamente”, come ha detto il presidente sudafricano Jacob Zuma, che ha dato l’annuncio ufficiale.
Grande la commozione nel Paese e in tutto il mondo. Tanti i messaggi di cordoglio espressi da leader di Stato, come il presidente americano Barack Obama o il premier inglese David Cameron.

Nelson Rolihlahla Mandela è stato il primo presidente a essere eletto – nel 1994 fino al 1999 – dopo la fine dell’apartheid nel suo Paese. Egli stesso, con i suoi 27 anni di prigione, è stato il simbolo di quel regime segregazionista, e dalla sua fine. Di famiglia nobile, ha rifiutato il riconoscimento delle entità africane nel sistema di apartheid, e la rappresentazione istituzionalizzata del Sudafrica diviso in Bantustan.

E’ stato difensore dei diritti civili, diventando unico leader del movimento contro l’apartheid durante la sua detenzione. Mandela vinse il Premio Nobel per la Pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk. Il suo partito, l‘African National Congress, è rimasto ininterrottamente al governo del Paese dal ’94, anno della fine del sistema di segregazione.

“Si definiva solo un tassello, anche se rilevante, di tutta la lotta contro l’apartheid. Evitava sempre di fare il personaggio.” dice Annamaria Gentili, professoressa universitaria e tra i massimi esperti di Africa Sub-Sahariana.

“Vorrei mettere in evidenza -continua Gentili- il fatto che dopo 5 anni di presidenza non si è fatto rieleggere, e non è più intervenuto nel processo democratico.”

Forse è questa una delle eredità più importanti che Nelson Mandela lascia al mondo: il rispetto per il processo democratico, cioè “lasciare maturare autonomamente i processi democratici, senza avere la pretesa di continuare a guidarli al di là di quella che è la storia.” chiosa Annamaria Gentili.

Articolo precedenteLa domenica di Radio Città Fujiko
Articolo successivoIn piazza Verdi il “botellón dei senza casa”