Le scarpe di chi fugge, fotografate dalla reporter americana Shannon Jensen, sono il simbolo della nuova campagna di Medici Senza Frontiere, “Milioni di passi”. Più di 51 milioni di persone nel mondo sono costrette ad abbandonare tutto per fuggire dalla guerra e dalla violenza. L’intervista a Loris De Filippi, presidente di Msf Italia.

51 milioni. Non sono mai state così tante nel mondo le persone – uomini, donne e bambini – che scappano per sopravvivere. Di questi, 16 milioni sono rifugiati, più di 33 milioni sfollati interni e circa 1,2 milioni richiedenti asilo. Non hanno altra scelta se non lasciare tutto, mettersi in cammino per fuggire da conflitti e violenze. Giorni, settimane, mesi di cammino, milioni di passi nel deserto o nella neve, o un posto su una carretta del mare nella speranza di arrivare vivi sulla riva opposta.

La reporter americana Shannon Jensen  ha fotografato le scarpe dei profughi sudanesi nella zona del Nilo Blu nel 2012 e le ha riunite nel progetto “A Long Walk“. Emblema della fuga, testimonianza di un’odissea di cui non si conosce la fine, le calzature di ogni forma e dimensione ritratte dalla reporter sono ciò che resta dell’identità di ogni singolo uomo, donna, e bambino che si è messo in marcia verso un’orizzonte di speranza. Nasce da qui #Milionidipassi, la campagna di Medici Senza Frontiere per far conoscere il più possibile le dimensioni di questa catastrofe umanitaria, e mettere la politica internazionale di fronte alle proprie responsabilità.

“La campagna nasce dalla constatazione che stiamo assistendo a un aumento vertiginoso delle persone in fuga nel mondo, circa 51 milioni, e abbiamo contatato che negli ultimi 5 anni il numero dei conflitti sta salendo in maniera preocuppante – spiega ai nostri microfoni Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia – A fronte di tutto ciò la comunità internazionale sta facendo molto poco, addirittura ostacola la possibilità di fuggire e trovare rifugio di queste persone, e le condizioni di accoglienza in Italia e in Europa non sono all’altezza. Questo ci ha spinto ad alzare il livello del dibattito e a sensibilizzare l’opinione pubblica raccontando delle cifre e non delle sensazioni”.

E parlando proprio di cifre e numeri, a fronte di 51 milioni di persone che scappano, il 95 per cento rimane all’interno del proprio paese o si rifugia nei paesi limitrofi. Tanto basta a rendere l’idea di come il numero esiguo di persone che arrivano da noi attraversando il Meditarreno rappresenti solo una parte infinitesimale del fenomeno nella sua interezza: “È come un iceberg, noi vediamo solo la punta del fenomeno, ma non ci rendiamo conto della montagna che c’è sotto – spiega De Filippi – Possiamo nascondere la testa quanto vogliamo, ma la situazione mondiale in questo momento è particolarmente grave e se non facciamo qualcosa il riverbero di questo problema arriverà da noi”.

“I Paesi occidentali e ognuno di noi deve fare di più nei Paesi dai quali queste persone fuggono. Occorre favorire delle vie d’accesso legali e sicure verso Paesi stabili, non è più possibile tollerare il fatto che il Mediterraneo sia un enorme cimitero. L’Europa negli ultimi anni ha invece innalzato muri, in Grecia, in Bulgaria, e anche in Italia – sottolinea il presidente di Msf – Abbiamo respinto in mare le persone in fuga da conflitti. Ed è fondamentale predisporre un’accoglienza dignitosa per chi arriva in Europa. Per questo chiediamo all’Italia un impegno maggiore, e all’Europa di congelare i regolamenti di Dublino“.

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