Nove migranti ospiti del Centro di Accoglienza Straordinaria (cas) “Alabastro” di Malalbergo (Bologna) rischiano di finire per strada. Una circolare della Prefettura di Bologna datata 7 aprile, infatti, ha imposto ai gestori del centro l’interruzione immediata dell’accoglienza per chi ha «perso i requisiti», ordinando l’uscita dei beneficiari con appena tre giorni di preavviso e sospendendo contestualmente i pagamenti agli enti gestori.
Secondo le realtà che stanno seguendo il caso, tra cui Plat, Coordinamento Migranti e Collettivo Edera, il provvedimento colpisce persone vulnerabili, tra cui titolari di protezione internazionale e migranti in attesa dell’esito del ricorso.
I migranti sotto sfratto dal Cas di Malalbergo (Bologna): la protesta in piazza Nettuno
«Si tratta di un atto di razzismo istituzionale – scrivono le realtà antirazziste in un comunicato congiunto – che prosegue nella linea delle politiche di esclusione e criminalizzazione del governo Meloni».
Al momento, i nove migranti destinatari della misura si trovano ancora nella struttura gestita da Mondo Donna, ma rischiano di essere messi in strada senza una soluzione alternativa.
Sulle comunicazioni consegnate loro si fa riferimento a un presunto inserimento nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai), ma al momento non risulterebbe alcuna attivazione concreta.
«Sicuramente Piantedosi vuole attaccare il sistema di accoglienza del nostro territorio – spiega ai nostri microfoni Lorenzo Delfino di Coordinamento Migranti – che fino ad oggi ha accompagnato i migranti che ottenevano la protezione internazionale dalla prima alla seconda accoglienza, cioè dai Cas ai Sai. Il governo ora se ne lava le mani, afferma che quelle persone non sono più richiedenti asilo e vorrebbe sbatterle per strada in tre giorni».
Le critiche si concentrano anche sull’ente pubblico ASP Città Metropolitana di Bologna, accusato di non aver messo in campo misure adeguate per garantire la continuità dell’accoglienza.
«I migranti restano nei centri perché non esistono alternative reali: trovare lavoro e un alloggio dignitoso è praticamente impossibile in queste condizioni», denunciano le associazioni.
Il caso di Malalbergo, secondo gli attivisti, non è isolato: sarebbero infatti centinaia i migranti coinvolti in situazioni analoghe nei Cas dell’area metropolitana bolognese. Di fronte a quello che definiscono «un attacco pianificato all’accoglienza», le organizzazioni chiedono la sospensione immediata dei provvedimenti di espulsione e soluzioni concrete da parte delle istituzioni locali.
La decisione della Prefettura è stata esplicitamente motivata con la necessità di fare spazio nei Cas in vista di possibili nuovi arrivi di migranti nel mese di giugno, ma a quelli attualmente ospitati vengono concessi tempi troppo brevi per uscire e trovare un’altra sistemazione.
Un appello è rivolto in particolare al Comune di Bologna, che per anni ha promosso un modello di “accoglienza democratica” e che ora, secondo gli attivisti, deve dimostrare coerenza con i principi che ha sostenuto. «Bologna non può diventare la vetrina dell’ideologia securitaria promossa dal governo centrale», affermano.
ASCOLTA L’INTERVISTA A LORENZO DELFINO:







