Siamo quasi giunti al termine dell’esamina delle canzoni partecipanti alla prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2021, in programma il 18 maggio venturo: Eddy Anselmi oggi ci parla dell’Ucraina e della sua storia all’interno della competizione.

Eurovision Song Contest 2021: l’Ucraina

L’ex paese dell’Unione Sovietica prende parte all’edizione di quest’anno con la band folk-techno Go_A, e la sua canzone “Shum“, il cui titolo, originariamente indicante il rumore della foresta, ossia il suo spirito e l’animismo ucraino, è qui riferito alla cannabis tessile.

Lo stile musicale di questa band ricorda molto quello dei Fiamma Fumana, band emiliana attiva tra il ’98 e il ’09, fondata tra gli altri dall’ex Modena City Ramblers Alberto Cottica, e che all gruppo di musica irlandese faceva un po’ il verso. L’assonanza tra gli ucraini e i Fiamma Fumana è data dall’utilizzo di un coro al femminile, nel caso degli emiliani consistente in quello delle Mondine.

Fondato nel 2012 a Kiev, i Go_A avevano vinto nel 2020 la selezione eurovisiva del loro paese, Vidbir, garantendosi il diritto di rappresentare il proprio paese alla kermesse con il loro brano, “Solovej“.
Dopo l’annullamento dell’edizione dell’anno scorso sono stati riproposti anche quest’anno, con un brano che non era inizialmente previsto per l’Eurovision — è stato infatti rimaneggiato per rientrare nel limite dei tre minuti — ma si spera possa continuare la tradizione vincente dell’Ucraina: da quando, nel 2003, si esibisce all’Eurovision, il paese si è sempre qualificata alla fase finale, trionfando in ben due occasioni.

L’antipode delle controversie con la Russia: il secondo posto di Serdjučka

Nel 2007 l’Ucraina conquistò il primo di due secondi posti consecutivi, e lo fece con il brano “Dancing Lasha Tumbai“, cantato dalla drag queen Vjerka Serdjučka, con testo tedesco e inglese; fu una partecipazione particolare, perché il testo ricordava pericolosamente quello di “Russia goodbye“, e fu accusata di portare avanti un messaggio politico implicito, addirittura additato di fare riferimenti alle manifestazione anti-russe del 2004.

La canzone in realtà è una presa in giro nei confronti delle ragazze campagnole che vogliono arrivare in città e sentirsi glamour, anche se la polemica di politicizzazione la sviò dal suo significato originario, soprattutto se si considera l’autrice della performance, oggetto di contestazione da parte di gruppi di estrema destra in patria.

Tale dibattito si concretò in modo serio nel 2016, con Jamala e la sua canzone “1944“, brano sulla deportazione dei tartari in Crimea durante la dominazione sovietica — accusata di fare il verso alla recente occupazione militare russa, e quindi di contravvenire al divieto di politicizzare i testi — e che si impose nell’edizione del 2016 superando, tra gli altri il concorrente moscovita, Sergej Lazarev, arrivato terzo.

Luca Meneghini

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