Continua la battaglia per avere trasparenza sul transito di armi nel porto di Ravenna. Una battaglia che utilizza tutti gli strumenti a disposizione, incluso il ricorso ai tribunali.
La vicenda cominciò con l’iniziativa della giornalista d’inchiesta Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri del Foro di Ravenna. Maggiori a inizio 2026 aveva presentato un’istanza di accesso civico generalizzato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per conoscere i quantitativi di materiale bellico e armamenti transitati per lo scalo ravennate nel corso del 2025, suddivisi per quadrimestri e per tipologia di operazione (export o transito), insieme alle informazioni su origine e destinazione dei carichi.
Nel corso dell’iter per ottenere la trasparenza, però, l’Avvocatura dello Stato ha sostenuto la necessità di riservatezza sia perché il porto commerciale di Ravenna viene considerato strategico a livello militare, sia perché l’Italia è coinvolta in una guerra mondiale a pezzi e ibrida.

Il contenzioso per i dati sul transito di armi nel porto di Ravenna

A fronte del diniego opposto dalle Dogane — motivato da presunti rischi per l’ordine pubblico, la politica estera e la riservatezza commerciale dei soggetti coinvolti — Maggiori e il suo legale presentarono ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia-Romagna. Il 1° luglio il Tar di Bologna ha accolto parzialmente l’istanza. Nella sentenza, i giudici amministrativi hanno annullato il diniego relativamente ai volumi complessivi, stabilendo che i meri dati numerici e quantitativi possiedono un carattere neutro e irrilevante rispetto alle motivazioni di tutela avanzate dall’Amministrazione, quindi ordina a quest’ultima di garantire l’accesso ai dati richiesti. Il Tar ha invece ritenuto legittimo il diniego sulla secretazione dei paesi di provenienza e destinazione, ravvisando in ciò una potenziale interferenza con la sicurezza nazionale e le relazioni internazionali.

Nonostante l’apertura parziale disposta dal Tar, l’Agenzia delle Dogane, rappresentata dall’Avvocatura dello Stato, ha impugnato la decisione presentando appello al Consiglio di Stato e richiedendo la sospensione dell’esecutività della sentenza.
Nel corso della discussione in udienza a Roma lo scorso 28 agosto, la difesa dell’Avvocatura dello Stato si è articolata attorno al contesto geopolitico globale, descrivendo uno scenario di conflitto diffuso che attribuirebbe allo scalo ravennate una rilevanza strategica e militare tale da giustificare la secretazione dei dati quantitativi.
«Lo ha scritto nero su bianco l’Avvocatura dello Stato, non un avvocato di un privato – sottolinea Maggiori ai nostri microfoni – sostenendo che l’Italia partecipa a una guerra mondiale a pezzi e ibrida».

Le dichiarazioni appaiono sconcertanti per almeno due motivi. «Nessuno ha mai votato l’ingresso in una guerra», sottolinea la giornalista evidenziando la necessità che il Parlamento venga informato. Su questo versante, la deputata del M5S Stefania Ascari ha depositato un’interrogazione, mentre Maggiori ha scritto direttamente al ministro della Difesa Guido Crosetto per avere un suo commento in merito.
La seconda ragione riguarda la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori del porto di Ravenna. Lo scalo, infatti, non è di natura militare ma commerciale. Purtroppo, riporta Maggiori, l’input per adeguare tutte le infrastrutture civili ad usi militari arriva dall’Europa e dalla sua politica di riarmo.

Il Consiglio di Stato ha scelto di non pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva, fissando direttamente l’udienza di merito all’8 ottobre per la trattazione collegiale della causa.
Maggiori e il coordinamento contro le armi nel porto di Ravenna hanno invitato alcune associazioni a costituirsi parte civile e così hanno fatto Usb e Weapons Watch. Un’analoga richiesta è stata rivolta al Comune di Ravenna e alla Regione Emilia-Romagna, ma lo scadere della possibilità di costituirsi parte civile è fissato per il 7 settembre e difficilmente le istituzioni lo faranno.
Il 30 ottobre, intanto, è previsto uno sciopero internazionale dei porti proprio contro la guerra e il transito di armi, indetto da diversi sindacati di portuali. Anche il porto di Ravenna parteciperà alla mobilitazione.

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