Contesti molto diversi, punti di contatto tra le condizioni di lavoratrici e lavoratori e le loro lotte. Rientra pienamente in una concezione di internazionalismo sindacale la missione della Cgil di Bologna Seoul, in Corea. La delegazione della Camera del Lavoro guidata dal segretario Michele Bulgarelli sta svolgendo incontri con i colleghi del Kctu (Korean Confederation of Trade Unions), il sindacato coreano.
Dalle condizioni e dall’inquadramento dei riders alle condizioni dei migranti, fino alle “false partite iva”, lavoratori che le imprese vogliono tenere autonomi per risparmiare su costi e diritti. Sono questi i temi al centro degli incontri di confronto tra i due sindacati.

La Kctu, il sindacato progressista coreano che ha incontrato la Cgil di Bologna

Fondato nel 1995, il Kctu si è storicamente distinto per il suo orientamento progressista, indipendente dal governo e nettamente militante, nato in contrapposizione al sindacalismo tradizionale e più moderato della Fktu (Federation of Korean Trade Unions).
Tra le sue federazioni più importanti c’è la Kmwu (Korean Metal Workers’ Union), che rappresenta i lavoratori della cantieristica e dell’automotive (come Hyundai), oltre ai sindacati del settore ferroviario e dell’insegnamento.

Sebbene tra i due sindacati intercorrano ben 102 anni di esperienza, il confronto viene descritto come proficuo. «Ci siamo resi conto che abbiamo contesti normativi diversi, in Corea c’è il salario minimo che viene applicato solo ai lavoratori dipendenti, con numeri simili (popolazione, forza lavoro) – scrive la Cgil di Bologna – ma anche problemi comuni, come precarietà diffusa, e tanto, troppo utilizzo di lavoro falsamente autonomo».
A Seoul il sindacato italiano ha portato l’esperienza di Nidil, dalle ragioni della sua costituzione nel 1998 fino alle recenti lotte per i diritti dei rider.
I sindacalisti coreani, inoltre, hanno mostrato grande interesse per l’esperienza bolognese degli accordi con le istituzioni locali, dalla “Carta dei diritti del lavoro digitale nel contesto urbano”, alla “Carta della logistica etica”, per arrivare alle ordinanze regionali per interdire il lavoro all’aperto nelle ore più calde e all’accordo per proteggere i lavoratori nell’emergenza climatica firmato dopo gli eventi estremi del 2023 e del 2024.

«In Corea hanno un salario minimo – racconta ai nostri microfoni Gaia Stanzani, segretaria della Nidil Cgil di Bologna – che è intorno ai nostri 7 euro. Il problema è che non viene riconosciuto ai lavoratori autonomi, così come questi ultimi non hanno alcuna forma di ammortizzatore sociale».
Il confronto tra sindacati si svolge tra analogie e differenze. Ad esempio il sindacato coreano ha una categoria dedicata ai lavoratori migranti, che percepiscono paghe inferiori di tre volte a quelle dei coreani e muoiono sul lavoro tre volte tanto. Al contrario in Italia i precari hanno una loro categoria specifica indipendentemente dal settore di riferimento, cosa che invece in Corea non c’è.
Le storie e i contesti diversi tra i diversi Paesi, però, si traducono in problemi simili nel mondo del lavoro. Ecco perché la Cgil pensa che sia fondamentale l’internazionalismo sindacale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GAIA STANZANI: