Un botta e risposta tra il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e una manifestazione di protesta il 16 settembre. Sono gli elementi a corredo della vicenda che interessa il porto della città romagnola e che vede un transito di navi piene di armi e munizioni dirette in Israele nonostante il genocidio che sta compiendo a Gaza.
Nonostante il massacro in corso, anche negli ultimi mesi diverse navi cariche di armamenti destinati all’esercito israeliano hanno transitato dal porto di Ravenna, a dimostrazione che l’Italia ha solo fatto dichiarazioni di facciata contro la condotta israeliana, evitando di adottare provvedimenti concreti.
Il caso delle armi per Israele transitate dal porto di Ravenna
Tutto nasce da alcuni articoli di inchiesta scritti dalla giornalista Linda Maggiori sul Manifesto e su Altreconomia, dove è stato provato che il 30 giugno, dal porto di Ravenna, è partito un carico di munizioni a bordo della nave Zim New Zealand diretto ad Haifa (Israele), provvisto del simbolo “esplosivi” classe 1.4S. L’Ufficio delle Dogane di Ravenna, ha risposto all’accesso agli atti della giornalista, confermando che il carico militare è partito per Israele senza autorizzazione Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento presso il Maeci) e aveva origine dalla Repubblica Ceca.
«Di fronte a richieste di spiegazioni – racconta Maggiori ai nostri microfoni – le Dogane hanno confermato che non è stata richiesta l’autorizzazione Uama, ma appellandosi all’articolo 10 bis della legge 185/90, che esenta da autorizzazione i transiti intracomunitari. Ma Israele non è un Paese comunitario e non a caso dal 7 ottobre sono state sospese le autorizzazioni a causa della violazione dei diritti umani, in ottemperanza alla legge».
Non solo. Un’altra inchiesta giornalistica dei giornali The Ditch e Shadow World Investigations, ripresa dal Manifesto, ha rivelato che il 7 agosto scorso la nave Zim New Zealand, ha lasciato il porto sloveno di Capodistria (Koper) con due carichi di armi diretti a Israele, ha fatto tappa nei porti di Venezia (8 agosto) e Ravenna (9 agosto).
L’articolo di Altreconomia di domenica 31 agosto ha evidenziato inoltre che l’Autorità portuale di Ravenna siede nel comitato di controllo di Undeserc, insieme al ministero della Difesa di Israele, è “addestrata” dall’Università di Tel Aviv, e sperimenta anche tecnologie del colosso militare Rafael, «le stesse con cui sono state assaltate le navi della flotilla», sottolinea la giornalista. Da dicembre inizieranno i test a Ravenna, Lavrio (Grecia) e Valencia.
«Un gruppo di giuristi ed esperti a livello internazionale – riporta Maggiori – si sta mobilitando per chiedere l’esclusione di Israele da Underserc. Al momento significa che informazioni sensibili che riguardano la sicurezza dei nostri porti vengono condivise con il ministero della Difesa israeliano, accusato di crimini contro l’umanità».
Di qui lo scontro politico, con il sindaco di Ravenna che, in una lettera a Salvini, ha affermato di non volere che Ravenna alimenti il genocidio in corso.
Per contro, nella sua risposta il ministro, alquanto stizzito, ha affermato che «la gestione e il controllo delle attività portuali sono di competenza dell’Autorità di sistema portuale e degli organi preposti – e aggiunge – i porti si governano con regole non con polemiche». Una risposta che Barattoni ha definito «insufficiente e totalmente evasiva e non risponde né alla richiesta di sospendere la collaborazione con il Ministero israeliano né sull’eventuale fornitura di armi».
«Il governo non può non sapere, è a conoscenza di tutto perché le autorità di cui stiamo parlando rispondono ai Ministeri di Finanza, Trasporti e Esteri. Quindi il governo è complice», osserva Maggiori.
Intanto la società civile che si oppone alle armi e al genocidio in Palestina ha proclamato una manifestazione di protesta per il prossimo 16 settembre. In particolare, Faenza per la Palestina chiama a raccolta portuali, cittadini e studenti alle 17.30 nella darsena del porto di Ravenna.
La scelta della data non è causale. Proprio il 16 settembre, infatti, a Ravenna è previsto un convegno del progetto Underserc. «Ho chiesto di essere accreditata come giornalista – racconta Maggiori – ma mi hanno risposto che non è più pubblico, ora è un evento privato con i partner del progetto».
ASCOLTA L’INTERVISTA A LINDA MAGGIORI:







