Definire “modello tedesco” la legge elettorale in discussione alla Camera è una mistificazione e una fake news. Ne è convinto Arturo Scotto di Art 1 – Mdp, che definisce la riforma “un tedesco quasi alla turca”. L’assenza del voto disgiunto consente ai partiti di “fare pesca a strascico”.

Si è da poche ore aperto l’iter di ratifica della nuova proposta di legge elettorale, arrivata a Montecitorio in un’aula semi-deserta (soli 15 i deputati presenti). Prende, così, sempre più forma il Fianellum (o Fianum), sistema che di tedesco ha poco, privo come è della possibilità di voto disgiunto e sfiducia costruttiva.
Arturo Scotto, deputato di Art.1-Mdp, parla a tal proposito di “gigantesca mistificazione e vera e propria fake news”. L’ex Sel lo definisce, infatti, “un tedesco quasi alla turca”, non tanto per lo sbarramento, quanto più per l’assenza della doppia scheda, che limita le volontà dell’elettore e falsifica la dimensione del collegio, consentendo ai partiti di fare pesca strascico sul proporzionale.

Nei riguardi di un ddl discusso e dibattuto, che nelle ultime settimane ha subito frenature ed emendamenti sostanziali, sono state mosse accuse di potenziale incostituzionalità, dovute alla mappatura dei collegi che non garantirebbe proporzionalità e omogeneità tra popolazione e collegi.
In sostanza, si prevede un accorpamento dei collegi al Senato (due a due, tre in un caso), analogamente a quanto faceva il Mattarellum – che è però una legge di oltre 20 anni fa – non rispondendo quindi agli ultimi aggiornamenti dei censimenti così come previsto dall’articolo 56 della Costituzione.
A tal proposito, l’on.Scotto parla di “operazione sufficientemente inusuale” riferendosi al fatto che i collegi vengano inseriti nel disegno di legge, consentendo quindi “a ciascun parlamentare di fare shopping sui collegi”.

Con la soglia al 5%, si profila la necessità assoluta, per movimenti e liste alla sinistra del Pd, di raggiungere una qualche sorta di unità senza la quale si resterebbe tutti fuori. Il deputato di Mdp conferma la presenza del suo movimento ai tavoli di contrattazione che andranno in scena a Roma il 18 giugno “per la costruzione di una sinistra alternativa in grado di impedire le larghe intese e aprire prospettive per diritti e lavoro”.
Oltre che per le larghe intese, il Fianellum sembra disegnato ad hoc anche per un Parlamento quasi interamente composto da nominati: “Per sei mesi – continua Scotto – il Pd è saltato dal un modello all’altro e ha poi deciso di accelerare solo quando ha raggiunto un accordo col Movimento Cinque Stelle e le destre secondo cui i capi partito potranno continuare a nominare i deputati”.

La metafora del “tedesco alla turca” non è fuori luogo nel lessico politico del deputato MDP, che segue da vicino la rete dell’attivismo turco legata a Hdp e alla società civile laica e filo-curda. Scotto parla, infatti, di una “quota di fiducia in più” nel panorama politico turco, dovuta ad un’opposizione consistente manifestatasi dopo il referendum che – stando a quanto dichiarato – Erdogan avrebbe vinto probabilmente grazie a brogli.
La Turchia ha vissuto una nuova massiccia ondata di arresti nell’ultima settimana (oltre 1200 tra membri del Pkk, attivisti di Gulen, jihadisti etc.) proseguendo sulla scia di un autoritarismo islamista che, dall’inizio del giro di vite, ha visto l’epurazione di 20 mila persone tra funzionari pubblici, insegnanti, militari e membri della società civile. Il solo Hdp ha attualmente in carcere 30 deputati, una novantina di sindaci e circa settemila attivisti.

Con la recente frattura tra Qatar e gli altri paesi del Golfo, la Turchia rischia di rinforzare ulteriormente il proprio peso geopolitico come mediatrice, in un quadro che – secondo Scotto – “ricorda il vecchio detto del bue che dice cornuto all’asino”.
Sullo sfondo di un panorama politico fatto di islam e finanza (l’etichetta che Scotto appone ai cambiamenti della Turchia degli ultimi 10 anni) il rischio sempre più concreto di una dittatura o un sultanato rappresenterebbe il “principale rischio del terrorismo”.
Il deputato di Articolo Uno sottolinea, infine, che un’Europa credibile nelle posizioni sul Medioriente dovrebbe da un lato favorire il disarmo nella regione e dall’altro farsi carico della campagna di liberazione di Selahattin Demirtaş, avvocato e politico arrestato nel novembre 2016.

Cristiano Capuano