Resoconto di una serata in cui due rappresentanti dell’associazione “Manif pour tous – Italia” hanno fatto leva sulle paure dei presenti per spiegare quali scenari catastrofici ci aspettano se non si metterà un freno a questa fantomatica teoria del Gender.

Entriamo nel cinema che ospiterà l’incontro dal titolo “Il gender. Essere maschio o femmina lo decidi tu?”. Per essere una piovosa serata infrasettimanale in un piccolo comune della provincia di Bologna l’affluenza è piuttosto alta: circa un’ottantina di presenti, di cui la metà adolescenti. Ragazze e ragazzi sono così tanti perchè l’evento è organizzato da loro, i giovani della parrocchia.

I relatori sono due rappresentanti dell’associazione “Manif pour touts – Italia”, derivata dalla “Manif pour Touts”, associazione francese contraria ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La serata inizia con una dichiarazione di intenti da parte della prima relatrice: si vuole fare chiarezza su questione importante ma di cui i media parlano in maniera inesatta, ovvero la teoria del Gender. E da lì inizia una disanima su quello che loro intendono essere il “gender”. [ in realtà nel corso di tutta la serata non si fa altro che confondere il sesso (ovvero il fatto di nascere con determinati attributi) con il genere (ovvero il comportamento che la nostra società ritiene “adatto” a quel sesso, quindi una costruizione culturale delle identità maschili e femminili) NdA]. A detta loro, questa dilagante teoria del gender sostiene che conta più come ti senti che il sesso con cui sei nato, quindi avallerebbe ogni tuo desiderio, non solo di amare una persona del tuo stesso sesso, ma anche un animale o un bambino.

Vengono citati studi per giustificare la differenza “ovvia” tra maschi e femmine, sostenendo questa differenza è evidente nella socialità innata delle femmine e nell’ altrettanto innato riserbo dei maschi [e a questo proposito vi rimandiamo alla puntata in cui abbiamo parlato del libro “Il sesso del cervello“, in cui queste tesi deterministiche vengono completamente confutate. NdA]. Dopo aver specificato come non esistano geni o recettori associati all’omosessualità, aver spiegato come ci possano essere determinati vissuti (madre oppressiva, padre assente o violenze subite) che possano indurre ad atteggiamenti omossessuali, la fatidica domanda: ma se anche si scoprisse che l’omosessaulità è genetica, perché non la si potrebbe curare, così come vengono curate altre malattie genetiche? Perché curare il diabete e non l’omosessualità? 

Nella seconda parte dell’incontro il secondo relatore ha fornito ai presenti una sorta di “kit del perfetto oppositore della teoria del gender” garantendo che con i ragionamenti e le informazioni che i presenti avrebbero ascoltato di lì a poco sarebbero stati perfettamente in grado di sostenere una discussione con chi difende la teoria del gender e uscirne vincitore. Nel corso della serata si ripete più volte che la dittatura e il totalitarismo non arrivano in un giorno solo, ma passano attraverso una serie di leggi che vengono approvate nel silenzio di tutti: si paragona così il ddl Scalfarotto alle leggi razziali, sostenendo che all’interno di questo ddl anti-omofobia non venga esplicitato cosa si intenda per “omofobia”, lasciando questo giudizio alla magistratura, cosa che ci renderebbe tutti passibili di accusa per i nostri pensieri, alla stregua dello “psicoreato” di Orwelliana memoria, cosa che – a detta loro – si sta già verificando in altri paesi in cui queste leggi sono state approvate. 
Il lungo intervento termina con questa riflessione: una legge si fa se ce n’è bisogno. Ma nel nostro paese c’è davvero bisogno di una legge contro l’omofobia? Ed ecco che vengono riportati una serie di dati che dimostrano quanto il nostro paese sia gay-friendly, perchè il 77% degli italiani non ha problemi con gli omosessuali [Mi domando se la percentuale “senza problemi” sarebbe stata la stessa qualora la domanda fosse stata sull’eventualità di avere un figlio omosessuale… NdA]. A sostegno inoppugnabile di questa tesi il fatto che i Governatori delle due più grandi regioni del sud  “che sappiamo essere rinomatatamente un po’ più retrograde e bigotte” ci siano due omosessuali dichiarati.

Il risultato di questa serata non sono stati solo giovani andati a casa con informazioni scorrette e ragionamenti di logica dubbia, ma anche genitori allarmati, che sono stati più e più volte messi in guardia nei confronti di eventuali progetti proposti dalle scuole su temi quali affettività e contrasto alle discriminazioni e all’omofobia, “progetti dietro ai quali spesso si nasconde l’imposizione della teoria del gender”

Per i nostri commenti a queste teorie vi  lasciamo all’ascolto della puntata, ricordandovi che se vorrete commentarla, la discussione continua anche sulla nostra pagina Facebook.

Per l’occasione, ci hanno accompagnate i brani di Conchita Wurst.

Buona ascolto!

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61