Recentemente il gruppo ForumNet – uno dei maggiori operatori di venue in Italia, di cui fanno parte l’Unipol Forum, Carroponte e il Teatro Repower a Milano – è stato acquisito dalla multinazionale californiana Live Nation, proprietaria anche della piattaforma Ticketmaster
La società tedesca Eventim, invece, ha acquistato l’Arena Santa Giulia – attualmente a disposizione per le Olimpiadi, ma utilizzata anche come venue per concerti con il nome Unipol Dom. Anche Eventim, come Live Nation, possiede una grossa piattaforma per la vendita di biglietti, Ticketone

Oltre a detenere, quindi, una fetta importante delle attività di ticketing, le due aziende controllano in misura crescente anche le venue in cui si svolgono eventi e concerti. La preoccupazione degli operatori della cultura e dello spettacolo è che stiamo assistendo alla creazione di un vero e proprio duopolio, una situazione dove la concorrenza viene resa impossibile e due colossi si spartiscono di fatto il mercato – sia quello della vendita dei biglietti, sia quello degli eventi live.

Le mosse di Live Nation e Eventim sulle sale concerti: i problemi per l’intera filiera della musica

«Non sono solo due entità industriali, ma sono l’intero mercato» – ha commentato ai nostri microfoni Alberto “Bebo” Guidetti, autore, operatore dello spettacolo e musicista (già membro della band Lo Stato Sociale), che si è spesso espresso su questo tema sui suoi profili. «Il problema non è solo la loro aggressività nelle acquisizioni, ma che cominciano a controllare un’intera filiera – non più solo il settore del ticketing».

I rischi che comporta una situazione come questa sono diversi. Si crea, innanzitutto, una difficoltà nell’accedere a queste strutture. «Chi è fuori da Live Nation è concorrente e gli possono dire di no, oppure porre dei paletti materiali che di fatto impediscono l’accesso». E’ probabile, quindi, che vengano favoriti gli artisti che vengono contrattualizzati e gestiti da queste piattaforme, a discapito di chi invece decide di non rivolgersi a loro – per quanto riguarda servizi di vendita di biglietti, organizzazione dei concerti e promozione. 
Questa dinamica può avere ripercussioni importanti sull’intera industria musicale. I manager e gli operatori del settore, se vogliono che gli artisti loro clienti possano ambire a un certo grado di successo, si trovano praticamente costretti a rivolgersi a queste grandi aziende.

«È evidente che quando una struttura privata si muove così c’è un problema. Si parla sempre di cultura, e c’è un mostro che sta privatizzando l’infrastruttura di distribuzione e accesso». Secondo Guidetti, dunque, le vicende di Live Nation ed Eventim danno adito a una riflessione più ampia su tutto il settore della musica e dello spettacolo, e sul significato che, come comunità, attribuiamo alla cultura. «La domanda per me è sempre la stessa: la cultura di chi è? Di noi che ce la immaginiamo, del pubblico, o di qualche industria privata?». La risposta per lui è molto chiara: la cultura è di tutti, del pubblico inteso nel senso più ampio del termine, una «questione di cosa pubblica». 

In tal senso, è auspicabile che le autorità competenti, sia nazionali che europee, intervengano con provvedimenti antitrust – come d’altronde è già successo negli Stati Uniti, con l’azione legale antimonopolistica United States v. Live Nation Entertainment – o per introdurre una normativa più severa in merito. Come individui, ha concluso Guidetti, ciò che possiamo fare è provare a boicottare Live Nation ed Eventim evitando di supportare i tour che organizzano. 

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