In occasione del World Defense Show 2026 a Riyadh è stato annunciato un accordo da 200 milioni di euro tra il Ministero della Difesa del Regno di Arabia Saudita e la Wass Submarine Systems di Livorno, recentemente acquisita e controllata dal gruppo Fincantieri.
L’accordo prevede la fornitura di siluri leggeri MU90 con consegne previste tra il 2029 e il 2030: sarebbe il contratto più importante nei 150 anni di storia dell’azienda.

L’economia di guerra è florida: il contratto della Wass di Livorno con l’Arabia Saudita

«L’accordo con Fincantieri, che è a partecipazione statale tramite Cassa Depositi e Prestiti, insieme a quello stipulato il mese scorso con la marina militare indiana, rappresenta la volontà del governo di investire in economia di guerra, aggirando la legge 185/90 che limita il commercio di armi con Paesi che si trovano in una situazione di conflitto», sottolinea ai nostri microfoni Fausto Pascali del Movimento No Base.

Il territorio tra Pisa e Livorno vede grandi investimenti nel settore bellico e l’accordo con la Wass rientra in queste logiche. Nel settore bellico, ad esempio, nel territorio troviamo la Cheditte, che produce munizioni, e la Leonardo s.p.a. che produce elicotteri, ma anche con l’aeroporto militare e la nuova base e la base dei corpi speciali dei carabinieri.
«L’Italia non si sta muovendo in un percorso verso il disarmo – sottolinea Pascali – La politica industriale in Italia, invece di mirare a fare una conversione delle industrie belliche in industrie civili, mira a investire per convertire l’economia civile in economia di guerra. Crediamo che i conflitti, come vuole la nostra Costituzione, si risolvano in maniera non violenta. Crediamo che il territorio debba essere demilitarizzato».

Tra le ragioni per opporsi alla guerra c’è anche l’economia. Alcuni studi dimostrano come gli investimenti nel settore bellico hanno un ritorno di posti di lavoro decisamente inferiore rispetto ad altri settori come la difesa ambientale o il turismo.
Il Movimento No Base ha prodotto un bollettino dal nome “HUB”, che raccoglie esperienze contro la militarizzazione del territorio, che verrà presentato per far conoscere agli abitanti delle zone interessate il loro livello di militarizzazione.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FAUSTO PASCALI: