La prima ondata di calore del 2026 è caduta a maggio, con temperature che si annunciano record per il periodo. La crisi climatica è una realtà con cui anche i cittadini e le cittadine dell’Emilia-Romagna fanno sempre più i conti, ma la legislazione e i provvedimenti per la loro protezione non sembrano ancora adeguati.
Com’era accaduto l’anno scorso, Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia-Romagna chiedono un’ordinanza regionale che vieti le attività lavorative all’aperto nelle fasce orarie centrali della giornata per tutelare la salute dei lavoratori.
Ondata di calore, in Emilia-Romagna serve un’ordinanza per tutelare i lavoratori
I rappresentanti sindacali sottolineano che «già oggi, in molti territori dell’Emilia Romagna, per effetto di temperature già molto alte, lavorare in condizioni di esposizione prolungata al sole comporta un alto rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori».
I sindacati rimarcano che non si possono replicare i provvedimenti adottati lo scorso anno, perché l’ordinanza entrò in vigore a partire dal 2 luglio, lasciando i lavoratori esposti ai rischi delle ondate di calore per tutto il mese di giugno. Serve quindi una nuova ordinanza che tuteli chi lavora in situazione di maggiore esposizione già da oggi.
L’obiettivo rimane lo stesso: fare in modo che le aziende organizzino diversamente i turni di lavoro e che vengano utilizzati gli ammortizzatori sociali previsti per gli eventi climatici estremi.
Già altre regioni hanno adottato misure di tutela per i lavoratori, come il Lazio: il presidente Francesco Rocca ha firmato l’ordinanza con efficacia immediata che vieta fino al 15 settembre lavori in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12.30 alle 16.00.
Oltre all’ordinanza, che entrerebbe in vigore solo nelle giornate in cui le temperature raggiungono la soglia da bollino rosso, i sindacati chiedono la disponibilità da parte di tutti i comuni dell’Emilia Romagna ad anticipare i lavori rumorosi alle prime ore del giorno: la contrattazione tra sindacati e aziende su una modifica dell’orario lavorativo è fondamentale per garantire la tutela dei lavoratori durante le ore più calde.
Le sigle sindacali chiedono anche alle amministrazioni comunali di garantire condizioni di lavoro più sicure, sottolineando che il tema centrale non è solo la produttività, ma soprattutto la salute: «Non lo diciamo noi, lo dicono le previsioni che già da ieri le temperature in molti comuni dell’Emilia Romagna erano da bollino rosso – ha detto ai nostri microfoni Giuseppe Ledda, segretario regionale della Fillea Cgil – pensiamo che non si possa tergiversare, perché se il caldo dovesse continuare in questa misura è evidente che ci saranno dei problemi per i lavoratori che rappresentiamo, quindi abbiamo chiesto con forza l’attivazione di un’ordinanza. Di fronte alla salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori e di fronte al fatto che si possa salvare una vita, sono certo che i cittadini dell’Emilia Romagna non avranno nessun tipo di problema».
ASCOLTA L’INTERVISTA A GIUSEPPE LEDDA:






