Domani, 10 luglio, l’Europarlamento sarà chiamato a votare la mozione di censura nei confronti della Commissione europea in generale e in particolare nei confronti della sua presidente, Ursula von der Leyen.
Presentata dall’estrema destra per il caso Pfizergate, dalle manifestazioni di intenti appare già chiaro che la mozione verrà respinta. A salvare Ursula von der Leyen e l’intera commissione saranno sia l’estrema destra “di governo”, incarnata in Italia da Fratelli d’Italia, sia il fronte progressista, che non vuole votare una mozione della destra estrema.
Ursula von der Leyen e la mozione di censura: verrà salvata da destra “di governo” e fronte progressista
«Finirà per far sentire von der Leyen ancora più salda sulla sua poltrona», sostiene ai nostri microfoni Francesca De Benedetti, giornalista de Il Domani. De Benedetti ha sottolineato che la strategia dei “due forni” di von der Leyen, cioè di appoggiarsi ai socialisti o alla destra a seconda della convenzienza del momento potrebbe in futuro portare la presidente della Commissione europea a bruciasi, ma non sembra essere questo il caso.
Dal punto di vista degli osservatori, però, la mozione di censura che verrà votata domani risulta comunque interessante, perché mostra alcuni movimenti interni alle famiglie politiche europee. È il caso di quella di estrema destra, dove convivono sia forze “di lotta” che forze “di governo”.
Sul fronte opposto, quello progressista, la strategia sembra essere quella di non sfruttare la mozione di censura per fermare una Commissione che, oltre al riarmo, sta predisponendo un bilancio che prevede il taglio del fondo sociale europeo e che spesso flirta con l’estrema destra.
«Alcune ragioni sono condivisibili – sottolinea De Benedetti – perché in questa fase l’Europa sta attraversando una situazione internazionale delicata, come la questione commerciale, e disarcionare la Commissione, che invece gioca un ruolo importante, potrebbe essere rischioso, anche per il fatto che la prossima Commissione potrebbe essere ancora più a destra».
Per contro, esistono precedenti che hanno segnato una strategia diversa del fronte progressista, in particolare il caso francese che ha portato a destituire il premier Barnier. «In quel caso la sinistra non ha votato la mozione di sfiducia del Ressemblement National, ma ha presentato una sua mozione, che la destra ha votato per far cadere il governo nonostante contenesse passaggi critici verso la destra stessa», osserva la giornalista.
In questo caso, a livello europeo, il fronte progressista non ha voluto sfidare la destra con una propria mozione di censura, ma di fatto consentirà che Ursula von der Leyen resti in sella.
«In Italia Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia furono premiati per essere stati l’unico partito a non sostenere Draghi – ricostruisce De Benedetti – I socialisti devono scegliere se investire in una prospettiva di opposizione oppure pensare a prendere comunque una fetta di torta, anche se vedono che per loro la torta è sempre più piccola».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCA DE BENEDETTI:







