Oggi, lunedì 16 febbraio, sono state consegnate agli uffici comunali di Livorno oltre 1300 firme raccolte nell’ambito di una petizione popolare contro il riarmo europeo, promossa da diverse realtà del territorio che hanno aderito alla rete Stop Rearm Europe. Una rete che si sta impegnando, su tutto il territorio nazionale, per promuovere petizioni comunali di iniziativa popolare che portino i Comuni a prendere posizione contro l’aumento delle spese militari a livello europeo, e a tutela dei servizi pubblici.
La delibera di iniziativa popolare è uno strumento previsto da molti statuti comunali e regolamenti sulla partecipazione, che consente, previo raggiungimento di un certo numero di firme (stabilito in base al numero di abitanti), di proporre appunto un ordine del giorno per il Consiglio Comunale. Ne abbiamo parlato con Luca Ribechini, referente di Attac Livorno, una delle realtà associative che hanno promosso l’iniziativa. Ci ha spiegato che lo strumento della delibera di iniziativa popolare è già stato usato molte volte soprattutto nell’ambito di battaglie ambientaliste, ed è fondamentale in quanto consente alla cittadinanza di esprimersi per porre dei quesiti all’attenzione del Consiglio, suscitando una discussione al suo interno. In particolare, ciò che si auspica è che questa discussione venga affrontata in modo serio e approfondito, e che porti i singoli gruppi consiliari a proporre specifiche mozioni. Questo passaggio è fondamentale perché mentre la petizione porta ad una semplice discussione, sulla mozione il Consiglio è tenuto a votare.
L’iniziativa contro il riarmo e lo stabilimento Wass
Nel caso specifico, l’obiettivo della petizione promossa da Attac insieme ad altre associazioni livornesi era quello di portare il tema del riarmo all’attenzione non solo Consiglio comunale, ma anche alla cittadinanza. Oltre ad allestire banchetti per la raccolta firme, infatti, sono state organizzati incontri di dibattito e sensibilizzazione sul tema, concentrandosi soprattutto sui quartieri popolari. Secondo Ribechini «spesso in queste realtà non arriva il messaggio che il riarmo distrugge lo stato sociale, l’istruzione e la sanità. Ci si concentra su l’ipotetica minaccia di una guerra, dimenticandosi che armarsi vuol dire togliere risorse a tutto quello che, viceversa, preme di più alle persone». E’ quindi importante che le vere necessità e preoccupazione della cittadinanza vengano raccontate, affinché si possa scegliere e opporsi al riarmo, «rifiutando anche l’idea che questo possa essere la soluzione rispetto all’occupazione e al lavoro. E’ immondo pensare che il lavoro debba implicare l’uccisione delle persone».
La realtà cittadina di Livorno è interessata in modo molto diretto dal tema del riarmo, sia per l’intenso traffico di armi che avviene nel suo porto, sia per la presenza sul suo territorio di imprese che operano nel settore. L’iniziativa promossa da Attac si è concentrata sullo stabilimento Wass, impegnato nella produzione di armi e un tempo sotto il controllo di Leonardo spa. Nell’estate del 2023 il Consiglio Comunale aveva votato con un fronte compatto, che univa la maggioranza di centrosinistra e l’opposizione di centrodestra, una delibera che ampliava lo stabilimento in questione di 4300 mq, all’epoca ancora gestito da Leonardo, e nonostante già fosse noto che l’azienda vendeva armi all’esercito israeliano. «In questo modo è stato dato un assist economico importante a Leonardo spa – ha commentato Ribechini – che nel momento in cui ha ceduto lo stabilimento avrà ottenuto un beneficio dall’espansione dello stabilimento». La decisione del Consiglio, in generale, «confligge con alcune meritevoli affermazioni dell’attuale giunta a favore della pace e contro la guerra».
La posizione sostenuta da Attac e dalle altre realtà promotrici dell’iniziativa è che «se si è davvero contro la guerra non si può concedere sempre più spazio agli stabilimenti», soprassedendo, peraltro, ai legami di questi con Israele. L’unica soluzione, ha concluso Ribechini, «è la riconversione di queste strutture verso fini non bellici».
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