Nella serata di ieri, 12 marzo, il Movimento No Base insieme ad organizzazioni come Usb, Rifondazione Comunista e Diritti in Comune, ha occupato il binario 3 della stazione di Pisa per bloccare il transito di un treno merci che trasportava materiale bellico e mezzi militari.
Inizialmente la protesta era partecipata da qualche decina di persone, poi in serata ha raggiunto un picco di circa 200 manifestanti. «Siamo per la pace, per noi la pace si può ottenere con la lotta», ha rimarcato il Movimento No Base.
Dopo oltre 5 ore il treno merci è tornato indietro.
L’occupazione del binario 3 della stazione: il treno carico di armi torna indietro
Le organizzazioni hanno saputo del passaggio del treno merci grazie al monitoraggio costante svolto dal Movimento No Base sul trasporto di armi sul territorio: «Abbiamo ottenuto una vittoria importantissima grazie alla determinazione del presidio, alla grandissima partecipazione e alla solidarietà che abbiamo riscontrato a Pisa e tante altre stazioni dai pendolari, messi a repentaglio da questi trasporti bellici in pieno orario di lavoro si muovono accanto ai treni dei pendolari – ha detto ai nostri microfoni Francesco Auletta di Rifondazione Comunista Pisa – siamo riusciti a portare a casa un risultato dimostrando che è possibile essere della sabbia nel motore della guerra».
Il territorio pisano rappresenta un importante snodo nel commercio di armi, a causa dell’aeroporto militare e la vicinanza con della base militare statunitense di Camp Darby: nell’ottobre scorso, durante una manifestazione in sostegno del popolo palestinese, gli attivisti hanno bloccato lo scalo pisano, sede della 46esima Brigata Aerea, con lo slogan “Blocchiamo i luoghi dove passano le armi”.
Auletta sottolinea anche la complicità del Governo «di tutte le politiche europee, americane e israeliane nel genocidio del popolo palestinese. Il nostro Governo è un governo guerrafondaio che sostiene l’economia di guerra».
La protesta ha ricevuto critiche da destra: alcuni esponenti sostengono che il sabotaggio alla circolazione ferroviaria serve solo a colpire i pendolari, e chiedono tolleranza zero per i partecipanti. «È evidente che i decreti sicurezza sono dei provvedimenti liberticidi: quello che sta avvenendo in termini repressivi all’interni delle scuole, delle università e all’interno dei luoghi di lavoro è qualcosa di inaudito – conclude Auletta – è in gioco la democrazia, perché quando siamo in guerra, e questo paese oggi è in guerra, è evidente che si prova ridurre tutti gli spazi democratici. Quindi per noi la pace è connessa in maniera ineludibile alla pratica democratica che questo governo sta provando a ridurre».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCO AULETTA:







