Stanno per essere votate nei Comuni dell’Emilia Romagna alcune delibere che sanciranno la modifica definitiva dello statuto di Hera. Si affiderà così al pubblico solo il 38% delle quote dell’azienda che si occupa della gestione dell’acqua pubblica. I Comitati Acqua Bene Comune rinvitano il popolo dell’acqua, che quattro anni fa ha votato contro la privatizzazione, a farsi sentire.

Era il 2011 quando 27 milioni di cittadini in tutta Italia votarono per fare in modo che l’acqua rimanesse un bene pubblico, ma oggi a distanza di quattro anni il processo di privitazzione dell’oro blu non si è mai fermato. Ed in Emilia Romagna, dove 2 milioni di persone si erano espresse a favore della gestione pubblica dell’acqua, stanno per essere approvate alcune delibere che sanciranno una definitiva modifica dello statuto di Hera, facendo scendere le quote dell’azienda affidate al pubblico al 38%.

“Si sta andando verso una progressiva privitizzazione di un bene che dovrebbe essere solamente pubblico. La modifica dello statuto di Hera in Emilia Romagna è stata determinata anche dalla finanziaria di Renzi che se da una parte ha strangolato i comuni, dall’altra ha deciso di lasciare un po’ di ossigeno a quelli che si impegneranno nella progressiva cessione delle aziende pubbliche” spiega Andrea Caselli, coordinatore dei Comitati Acqua Bene Comune.

Con la vendita della propria parte di Hera, i Comuni dell’Emilia Romagna, come spiega Caselli, si dimostrano incapaci di gestire un bene pubblico, dando così la stura alla discesa sotto il 51% delle quote dell’azienda affidate alla regione. Un’operazione, quest’ultima, che avrà delle conseguenze: “La privitatizzazione porterà a meno investimenti, bollette più alte e peggiori condizioni di lavoro per i lavoratori del servizio idrico. Così permettendo tutto questo, i sindaci si trasformeranno in liquidatori della cosa pubblica, dando il via ad un’operazione antidemocratica contro gli interessi dei cittadini e dell’ambiente” conclude Caselli che invita il consiglieri comunali ad informarsi e di votare contro le delibere che permetteranno la modifica dello statuto di Hera.

Per ora i Comuni dell’Emilia Romagna gestiscono il 57% dell’acqua pubbica, ma di fatto, come continua Caselli, non se ne sono mai occupati veramente, lasciando pieni poteri ad Hera. “Tra le altre cose in questi giorni i Comuni stanno chiamando direttamente gli amministratori dell’azienda per spiegare ai consiglieri che cosa accadrà. Una cosa molto strana che renderà molto più comlplesso qualsiasi tentativo di ritorno alla gestione totalmente pubblica dell’acqua” conclude il coordinatore dei Comitati Acqua Bene Comune.

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