Lo scorso 11 luglio Giuseppe Barboni, un sedicente imprenditore marchigiano di 38 anni e atleta di lotta greco-romana, è salito alla ribalta delle cronache nazionali per aver aggredito un uomo di origini irachene sul lungomare di San Benedetto del Tronto, filmando e pubblicando poi il video sui social. Barboni è anche un militante di Futuro Nazionale, il movimento politico legato all’eurodeputato Roberto Vannacci, che definisce «il futuro presidente del Consiglio».
L’uomo ha rivendicato il gesto, commentando di aver fatto «quello che bisognava fare» a causa della presunta esasperazione della cittadinanza verso i continui disturbi provocati dalla vittima. La polizia di Stato ha avviato un’indagine formale sulla vicenda per fare luce sull’aggressione e accertare i profili di responsabilità penale.
Dalla provincia alla ribalta mediatica grazie alla mitomania e alla Zanzara
Barboni è cresciuto nelle Marche, è figlio di un noto avvocato e nipote di un ex senatore di Forza Italia. Ha frequentato in gioventù la Scuola Navale Militare “Francesco Morosini” a Venezia e ha un passato come lottatore, avendo conquistato il titolo di vicecampione italiano master di lotta greco-romana. Pratica regolarmente discipline di combattimento nei circoli locali.
C’è però un’altra parte della sua biografia che è assai poco chiara. L’uomo si presenta pubblicamente come manager del settore dei servizi di lusso, vantando menzioni in riviste di settore e docenze universitarie. Tuttavia, alcune inchieste giornalistiche hanno sollevato forti dubbi sull’effettiva consistenza patrimoniale e finanziaria delle sue società. Il giornalista Leonardo Bianchi ha spiegato che Barboni è «noto per inviare compulsivamente comunicati autoelogiativi ai giornali locali».
In occasione delle ultime elezioni comunali di San Benedetto del Tronto, Barboni aveva provato a candidarsi a sindaco con una lista chiamata “Tolleranza Zero”. Il suo proposito, però, si è scontrato con l’impossibilità di candidarsi per non aver raccolto abbastanza firme.
Una casa politica sembra averla trovata da quanto è nato Futuro Nazionale, il movimento politico dell’ex generale Roberto Vannacci.
La politica per Barboni sembra essere il nuovo settore per cercare affermazione dopo aver tentato invano di farsi conoscere per le presunte entrature coi vip. Il suo essere personaggio sui generis gli ha garantito visibilità grazie alle diverse ospitate nel programma radiofonico La Zanzara di Giuseppe Cruciani, che ne ha costruito uno dei tanti “freak” della provincia italiana. Durante le ospitate, Barboni ha manifestato propositi violenti e xenofobi e sabato scorso è passato ai fatti, forse alla ricerca di ulteriore visibilità.
Il format del vigilantismo e la sponda con l’estrema destra, Vannacci in primis
Il gesto di Barboni si inserisce in quello che è diventato un vero e proprio format mediatico in voga sui social, quello del vigilantismo. Si tratta di una pratica di cittadini privati che si sostituiscono alle autorità legali per prevenire o punire reati attraverso delle vere e proprie ronde in quartieri degradati, riprese dalle videocamere. Il vigilantismo spesso implica la “giustizia fai-da-te” e azioni al di fuori della legge, intraprese per rimediare a presunte mancanze dello Stato o per tutelare una comunità.
«Il vigilantismo è nell’agenda politica della destra fin dagli anni ’90 – osserva Bianchi – ma è arrivato a compimento completo col governo Meloni che legifera fin dal primo momento sull’onda di emergenze mediatiche legate alla microcriminalità».
All’interno del format “vigilantismo” il personaggio più noto è senza dubbio Simone Cicalone, pseudonimo di Simone Ruzzi. È un ex pugile e noto youtuber romano, diventato famoso per i suoi reportage nei quartieri più difficili d’Italia e per i video in cui documenta e insegue i borseggiatori nelle metropolitane di Roma, spesso insieme ad altri atleti come il campione di kickboxing Mattia Faraoni.Il suo canale, originariamente incentrato su sport e autodifesa, si è evoluto in un progetto di “video-denuncia” che racconta il degrado e la microcriminalità senza filtri, attirando sia grande seguito che polemiche o aggressioni.
Altro personaggio all’interno dello stesso filone è Simone Carabella, attivista politico di estrema destra, influencer e preparatore atletico italiano, noto principalmente per i suoi video di denuncia sul degrado urbano a Roma. Sul suo sito ufficiale si definisce un “cittadino attivo”, mental coach ed ex paracadutista. Viene spesso definito dai media come un “influencer del degrado” e conduce azioni sul campo, spesso mirate contro l’immigrazione irregolare, l’abusivismo e la microcriminalità.
«Questo filone è estremamente redditizio perché è spinto sia dalla politica che dagli algoritmi delle piattaforme», sottolinea il giornalista. Per ciò che riguarda la politica, sono movimenti e personaggi come Vannacci ad alimentarlo attraverso lo sdoganamento della violenza verbale e del discorso d’odio. In particolare, la narrazione che viene fatta è quella di un Paese sull’orlo della guerra civile, di città assediate dall’invasione di migranti in cui la polizia non può fare nulla perché ci sono magistrati di sinistra che li rimettono subito in libertà.
Vannacci e l’estrema destra al governo: che ruolo ha?
L’ex generale Vannacci sta avendo un ruolo rilevante per lo sdoganamento di concetti di estrema destra nel discorso pubblico, a partire da quello della remigrazione. In Italia non è il solo ad averlo sostenuto, ma il suo contributo è sicuramente quello di averlo fatto uscire dai ristretti giri dell’estrema destra extraparlamentare e averne aumentato la diffusione.
Secondo alcuni, la funzione che Vannacci sta esercitando con le sue posizioni estremamente radicali è quella di rendere digeribile le posizioni di Meloni, che da quando è al governo ha dovuto adottare uno stile più istituzionale e all’apparenza moderato.
Una lettura che non trova d’accordo Bianchi, secondo cui invece «Vannacci è un grosso problema per Meloni e il resto della destra, perché è una versione estremizzata di quello che loro già pensano e dicono».
Il giornalista ricorda che Meloni, prima di andare al governo, alimentò la teoria neonazista sulla sostituzione etnica o quella antisemita contro Soros. «Quindi Vannacci è una loro creatura, oltre che un disastro politico per Salvini», osserva Bianchi. Che spiega anche come fenomeni simili si siano manifestati in altri contesti europei e mondiali, ad esempio in Gran Bretagna con Nigel Farage o in Germania con l’Afd, dalle cui costole sono nati movimenti di estrema destra ancora più radicali.
«Sono escrescenze che nascono all’interno delle estreme destre – conclude il giornalista – È una dinamica di “estremizzazione dell’estrema destra” dell’Occidente che punta a superare il modello esistente di estrema destra arrivando a qualcosa di molto più radicale».
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